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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


14 agosto 2006

AVVENTURA AL MARE

Sono passati cinque anni ma, come si suol dire, me lo ricordo come se fosse ieri.
Me ne stavo lì spaparanzata al sole – non sono un tipo sportivo, e neanche ginnasticoso, e la mia attività principale, quando sono al mare, è appunto quella di starmene spaparanzata al sole – quando l’ho visto avvicinarsi al mio lettino, col passo un po’ sghembo delle sue gambette corte e storte, sormontate da uno striminzito slippino azzurro dal contenuto, ancorché impettito, decisamente modesto. Arriva, si ferma, mi guarda e dice:
«Possiamo fare due chiacchiere?»
«Se proprio vuole».
Vuole proprio. E comincia a parlare. E parlare. E parlare. Mi racconta di un suo zio che era autista di un onorevole e lo portava anche a Ostia, dove a volte era invitato anche lui, e dove incontrava persone importanti, una volta ha visto da vicino anche Gina Lollobrigida – e qui fa una lunga pausa fissandomi negli occhi, per darmi il tempo di assimilare la cosa e rendermi pienamente conto dell’immensità del suo valore aggiunto.
«Capisci? – Io ti do del tu: posso?»
«Se proprio vuole»
Vuole proprio. Poi i suoi occhi cominciano a scorrazzare in lungo e in largo sul mio corpo:
«Io guardo, eh? Posso?»
«Se proprio vuole»
Vuole proprio, e continua a guardare.
«Ma non ci davamo del tu?»
«Io no»
Non so quanti anni avesse, ma ne aveva comunque troppi. Se ne avesse avuti dieci di meno sarebbero stati troppi lo stesso: un uomo coi capelli tinti ha sempre troppi anni. A prescindere. Mi racconta di quando è andato in vacanza a Trieste e non lo cagava nessuno, poi un giorno “un pezzo grosso” lo ha portato a fare un giro sul suo yacht e tutti lo hanno visto e da quel momento quando passava tutti si inchinavano e dicevano: «Buon giorno, dottore!».
Continua a parlare – non so di che cosa, perché non ascolto più. Ad un certo momento commetto l’errore di spostare un piede, e lui ne approfitta per sedersi immediatamente sul lettino, nello spazio rimasto libero. Poco dopo mi posa una mano sul ginocchio, io sposto il ginocchio, lui sposta la mano e ri-raggiunge il ginocchio, io lo risposto e lo metto fuori dalla sua portata. Mi guarda perplesso: non riesce a capire. Finalmente, dopo oltre un’ora di tortura, se ne va.
E da quel momento in poi si è comportato come se tutto, fra di noi, fosse ormai deciso, e si stesse solo aspettando l’occasione opportuna per poter “consumare”. Io arrivavo in spiaggia, lui faceva per alzarsi dal suo lettino per raggiungermi, io mollavo la borsa sul mio e partivo per interminabili camminate; quando non ne potevo più di camminare andavo a fare il bagno, e poi ancora a camminare, fino a quando lui non lasciava la spiaggia. Quando arrivavo che lui non c’era e mi mettevo a prendere il sole e poi lui arrivava, facevo finta di dormire. Lui chiamava, picchiettava con le dita sul bordo del lettino, picchiava più forte, infine prendeva a scuoterlo energicamente: niente, io dormivo. Gli passavo a mezzo metro, rientrando in albergo, lui si muoveva per salutarmi, ma io non lo vedevo e passavo dritta. Mi sfiorava il braccio passandomi vicino in sala ristorante, miagolando «Ciaaaoooo, stella!» e io facevo un salto di mezzo metro, con sedia e tutto. E lui continuava ad aspettare un’occasione per concludere.
È andata a finire con una scena madre, di quelle di cui sono un’autentica maestra e che mi fanno godere da pazzi: lui che passando vicino al mio tavolo allunga una mano per toccarmi il braccio, io che faccio il solito salto e urlo con quanto fiato ho in gola: «E non si azzardi mai più a mettermi le mani addosso!»; duecento persone che, con la testa sprofondata nel piatto, si danno un gran daffare a fingere di non vedere e non sentire – dopotutto siamo in un decorosissimo quattro stelle; lui annichilito che non riesce a capire; la moglie, un metro più in là, che aspetta pazientemente che si tolga, in qualche modo, d’impiccio, con l’aria di quella che la situazione la conosce, oh se la conosce!
Sono passati cinque anni ma, come si suol dire, me lo ricordo come se fosse ieri.

barbara




permalink | inviato da il 14/8/2006 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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