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Diario


12 agosto 2006

TELL AL ZATAR, 12 AGOSTO 1976

Chiunque parli oggi di Sabra e Chatila sa che i suoi interlocutori intendono cosa voglia dire. Quei due nomi accomunano un massacro di innocenti, la riprova delle colpe di Israele, l'intollerabile responsabilità omicida di Ariel Sharon.
Chi invece parlasse oggi di Tell al Zatar, anch'esso in Libano, non troverebbe comprensione altrettanto pronta. Eppure la strage di profughi palestinesi compiuta a Tell al Zatar fu molto più imponente di quella di Sabra e Chatila: i dati dell'Olp parlano di tremila morti a Tell al Zatar e di millequecento innocenti massacrati a Sabra e Chatila.
La ragione per cui tutti ricordano Sabra e Chatila è che pochi giorni dopo la strage, il 25 settembre 1982, quattrocento mila israeliani scesero in piazza a Tel Aviv per urlare il loro sdegno contro Sharon che, non impedendo il massacro, aveva compromesso l'onore del Tzahal, l'esercito israeliano. Nessuno invece scese nelle piazze delle città arabe per denunciare la vergogna del massacro di Tell al Zatar, compiuto dalle milizie cristiane arabe – le stesse di Sabra e Chatila - dai feddayn palestinesi del partito filo siriano di Al Saiqa. Le due stragi hanno la loro origine nella sciagurata decisione dell'Olp e di Yasser Arafat di sviluppare in Libano la stessa strategia jihadista fallita durante il Settembre nero in Giordania. Se si guarda al complesso degli avvenimenti della guerra civile libanese tra il 1975 e il 1982, si contano ben cento-centocinquantamila morti e si nota come nelle fasi salienti del conflitto l'Olp abbia assunto la funzione di detonatore della crisi. In Libano, come in Giordania, i palestinesi scelsero di allearsi con i partiti e gli ufficiali dell’esercito nasseriani, con il Baath, con le organizzazioni sindacali legate ai partiti comunisti locali, a Beirut assemblate nel Mouvement National Libanais (Mnl), il cui leader era il druso Kemal Jumblatt. A differenza della Giordania, però, l'instabile equilibrio interno del Libano si era retto, sino al 1975, sul rapporto ben calibrato tra partiti e milizie cristiane, sunniti, sciiti, drusi, in un Paese che conta diciassette nazionalità e circa otto religioni.
A partire dal 1974, Arafat buttò sulla bilancia il peso di alcune migliaia di feddayn fuggiti dalla Giordania e ben riparati nei campi profughi. Alleatisi col Mnl, i dirigenti dell'Olp schierarono con la sinistra libanese i propri feddayn in tutti gli incidenti a fuoco che cominciarono a susseguirsi. Lavorarono anche per fare implodere l'esercito nazionale libanese che rapidamente si disgregò, seguendo le linee di frattura confessionali ed etniche. Istruito direttamente dai feddayn si formò anche un esercito del Libano arabo, comandato da Ahmad al Khatib, un ufficiale nasseriano pro Olp.
La Siria, comandata dal 1970 dal generale baathista Hafez al Assad, non aveva però alcuna intenzione di assistere senza intervenire alla formazione di un governo arabo-palestinese fortemente aggressivo in un Paese come il Libano, che considerava parte integrante della propria sfera d'influenza. Il primo giugno 1976 un corpo di spedizione, forte di ben diecimila soldati e duecentocinquanta blindati, passò quindi la frontiera siro-libanese, ufficialmente in
difesa di due villaggi cristiani attaccati dall'esercito del Libano arabo, per stendere la longa manus di Damasco sul Paese dei cedri.
Il 22 giugno una parte di questo contingente, affiancato da milizie cristiane e da reparti di Al Saiqa (l'organizzazione fondata da dirigenti palestinesi formati nell'esperienza baathista durante gli anni Cinquanta e Sessanta), assediò campo di Tell al Zatar, in cui vivevano cinquantamila profughi palestinesi.
Per cinquantadue giorni si scatenarono ben settanta attacchi: gli assedianti impedirono l'ingresso nel campo di cibo e acqua e gli abitanti iniziarono a morire di fame e di sete. I feddayn palestinesi, però, non fecero nulla per alleggerire le sofferenze dei profughi, non permisero esfiltrazioni e continuarono a considerare il campo come il loro fortino assediato.
L’opinione pubblica araba e mondiale, informata giorno per giorno dell'agonia dei palestinesi di Tell al Zatar, non sollevò una sola voce di protesta.
Il 12 agosto, infine, i feddayn alzarono bandiera bianca. Gli assedianti, libanesi cristiani e palestinesi di al Saiqa, penetrarono nel campo, mitra alla mano. In dodici ore uccisero più di millecinquecento persone, donne, vecchi, bambini, alcuni feddayn, che si aggiunsero alle altre centinaia morte nelle settimane precedenti. L'ennesima sconfitta della strategia jihadista di Arafat consolidò il peso della Siria nella crisi libanese. (Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli, pagg. 225 sgg)

barbara




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