.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 agosto 2006

LA VOGLIA DI FAVOLE DEL MONDO ARABO – PARTE SECONDA

Potrei andare avanti con questa storia dimenticata­ deliberatamente scordata. Ma ormai avete capito. Non c'è stato alcun complotto ebraico per scacciare gli arabi dalle loro case nel 1948. Non è mai accaduto. Ci sono invece copiose prove che mostrano come gli ebrei avessero pregato i loro vicini arabi di restare e vivere in pace e armonia. Tuttavia, nonostante le parole chiare e per niente ambigue degli osservatori arabi dell'epoca, la storia è stata efficacemente riscritta per far apparire gli ebrei come i cattivi.
Gli stati arabi che hanno cominciato le ostilità non hanno mai accettato la responsabilità - nonostante le loro enormi ricchezze e la loro capacità di assorbire decine di milioni di rifugiati nelle loro grandi nazioni sotto-popolate. E gli altri stati non hanno fatto accettare loro questa responsabilità.
Oggi, naturalmente, questa farsa crudele continua. Le sofferenze di milioni di arabi vengono perpetuate soltanto per motivi politici dagli stati arabi. Sono semplici pedine nella guerra per distruggere Israele.
C'erano circa 100 milioni di profughi nel mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. I palestinesi sono gli unici nel mondo a non essere stati assorbiti o integrati nelle loro terre. Da allora, milioni di profughi ebrei da tutto il mondo sono stati assorbiti nel piccolo stato di Israele.
Non ha senso aspettarsi che lo stesso piccolo stato risolva la crisi dei profughi che non ha creato. Pensate forse che agli arabi interessi veramente la sorte dei profughi? Vorrei farvi notare che Israele, fra tutti gli stati mediorientali, ha trattato i profughi arabi con maggior correttezza e compassione.
Lasciate che vi faccia un esempio:
Secondo il "Jordan Times" "i profughi palestinesi in Libano, ai quali sono a lungo stati negati molti diritti civili, compreso il diritto al lavoro, devono adesso affrontare un ulteriore ostacolo alle loro esistenze precarie. In base a un decreto introdotto dal parlamento l'anno scorso, gli arabi palestinesi saranno privati del diritto alla proprietà. Chi già possiede delle proprietà non potrà passarle ai propri figli"
Provate a immagine cosa sarebbe successo se Israele avesse emanato una legge simile? Vi lascio immaginare quali strepiti sarebbero stati fatti a livello internazionale. Cosa avrebbero detto le Nazioni Unite? Come avrebbero vista i media occidentali un piano così draconiano?
Tuttavia questo è successo in paese arabo senza che praticamente nessuno lo abbia commentato - a parte qua [negli Stati Uniti. N.d.T.].
E riflettiamo sulla motivazione lucida per questa azione in Libano, come viene descritta dal "Jordan Times": "Il parlamento libanese ha approvato questa legge per proteggere il diritto dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case da cui sono fuggiti dopo la creazione dello stato di Israele su terre palestinesi nel 1948". Non vi sembra bello? "Proteggiamo i vostri diritti negando i vostri diritti".
Mentre Israele muore dalla voglia di fare concessioni agli arabi palestinesi - soprattutto quelli vittime della guerra del 1948 - gli stati arabi hanno solo cercato di sfruttare le loro miserie. E lo sfruttamento continua ancor oggi. È nascosto. È una questione legale. E il mondo non lo nota.
Fin da quando ho scritto un articolo nell'ottobre del 2000, chiamato "I Miti del Medioriente", i lettori da tutto il mondo mi hanno chiesto cosa significa il termine "palestinesi": La semplice risposta è che significa qualsiasi cosa Arafat voglia che significhi.
Arafat stesso è nato in Egitto. In seguito si è trasferito a Gerusalemme. Infatti la maggior parte degli arabi che adesso vivono nei confini di Israele sono venuti da qualche altro paese arabo in un qualche momento della loro vita. Gli arabi continuano a migrare verso Israele anche oggi. Continuano a trasferirsi nell'Autorità Palestinese. Immigravano là prima ancora che Israele ne abbandonasse il controllo.
Gli arabi hanno costruito 261 insediamenti in Cisgiordania dal 1967. Non sentiamo parlare molto di questi insediamenti. Sentiamo invece parlare degli insediamenti ebraici che sono stati creati. Sentiamo come essi siano destabilizzanti, come siano provocatori. Tuttavia soltanto 144 insediamenti ebraici sono stati costruiti dal 1967, compresi quelli intorno a Gerusalemme, in Cisgiordania e Gaza.
Questo fenomeno è nuovo? Assolutamente no. È sempre stato così. Gli arabi migravano verso Israele e il suo ambiente fin da quando è stato creato e anche prima, contemporaneamente all'ondata migratoria ebraica in Palestina prima del 1948.
Winston Churchill nel 1939 disse: "Lungi dall'essere perseguitati, gli arabi hanno affollato il paese e si sono moltiplicati tanto che la loro popolazione è aumentata così tanto che perfino tutto l'ebraismo mondiale non sarebbe in grado di far aumentare altrettanto la popolazione ebraica".
E questo solleva una domanda che non ho mai sentito fare: Se la politica di Israele rende la vita così intollerabile per gli arabi, perché continuano ad immigrare nello stato ebraico?
Questa è una domanda importante ora che vediamo il dibattito palestinese spostarsi sul "diritto al ritorno". Secondo le stime più liberali delle fonti arabe da 600.000 a 700.000 se ne andarono da Israele intorno al 1948, quando fu creato lo stato ebraico. La maggior parte non venne cacciata dagli ebrei, ma se ne andò su sollecitazione dei capi arabi che avevano dichiarato guerra a Israele. Tuttavia vi sono molti più arabi che vivono nei territori oggi che allora. E la maggior parte di coloro che se ne andarono nel 1948 era originaria di altri stati arabi.
Ecco perché è difficile definire il termine "palestinesi". Lo è sempre stato. Cosa significa? Chi è un "palestinese"? È qualcuno venuto a lavorare in Palestina per via di una economia fiorente e maggiori opportunità di lavoro? E qualcuno che è vissuto nella zona per almeno due anni? Cinque anni? Dieci anni? È qualcuno che una volta ha visitato quella zona? È qualsiasi arabo che voglia vivere in quella zona?
Sebbene gli arabi siano molti di più degli ebrei in Medioriente - in una proporzione di 100 a 1 -, la popolazione araba di Palestina era storicamente molto bassa, fino al rinnovato interesse ebraico per quelle zone agli inizi del XX secolo. Per esempio, una guida turistica della Palestina e Siria, pubblicata nel 1906 da Karl Baedeker, illustra come, anche quando l'Impero Ottomano governava la zona, la popolazione musulmana di Gerusalemme era minima. Il libro stima che la popolazione totale della città sia di 60.000 persone, di cui 7000 musulmani, 13.000 cristiani e 40.000 ebrei.
"Il numero degli ebrei è cresciuto grandemente negli ultimi decenni, nonostante il fatto che sia loro vietato immigrare o possedere proprietà terriere" dice il libro. Nonostante gli ebrei fossero perseguitati, venivano lo stesso a Gerusalemme e costituivano la stragrande maggioranza della popolazione già nel 1906.
Perché i musulmani erano così pochi? Dopotutto ci dicono che Gerusalemme è la terza città santa dell'Islam. Sicuramente se questo fosse stato creduto nel 1906, i più devoti si sarebbero stabiliti là. La verità è che la presenza ebraica a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa è continuata in tutta la sua sanguinosa storia, come documentato dal libro fondamentale di Joan Peters sulle origini del conflitto arabo-israeliano nella regione, "Da tempo immemorabile".
È anche vero che la popolazione araba è cresciuta dopo l'immigrazione ebraica nella zona. Gli arabi arrivarono per via delle attività economiche. E, che lo si creda o no, vennero perché c'erano più libertà e più opportunità in Israele che nelle loro patrie.
È tempo di inserire la questione dalla libertà nel dibattito. Negli ultimi anni Freedom House, l'organizzazione per i diritti umani che controlla come gli stati del mondo trattino i propri cittadini, ha notato che vi è una tendenza globale ad allontanarsi dai regimi totalitari e autoritari per andare verso maggiori libertà, dappertutto tranne che nel mondo arabo.
Ci sono 22 stati arabi, tutti a loro modo stati di polizia. Se gli Stati Uniti continuano a premere per uno stato palestinese sotto la leadership di Yasser Arafat, ce ne saranno 23. Speriamo e preghiamo che questa amministrazione cominci a capirlo. Ci sono forti indicazioni che stia avvenendo. La prossima campagna in Iraq può rappresentare uno spartiacque nella storia del Medioriente. Immaginate un Iraq libero. Immaginate un Afghanistan libero. Immaginate un Iran libero. Immaginate un Libano libero.
Tutto questo può accadere. Se ci poniamo degli obiettivi alti e agiamo responsabilmente, se siamo coraggiosi e risoluti nell'affrontare questa guerra al terrorismo - questa guerra che non abbiamo iniziato - tutto questo può accadere. (WorldNetDaily.com, 24 febbraio 2003 - da "Amici d'Israele", traduzione italiana di Valentina Piattelli)

barbara




permalink | inviato da il 5/8/2006 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA