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Diario


4 agosto 2006

LA VOGLIA DI FAVOLE DEL MONDO ARABO – PARTE PRIMA

Quello che segue è un pezzo fatto sulle osservazioni di Joseph Farah al simposio della Coalizione Cristiana sull'Islam, il 15 febbraio 2003 a Washington, D.C., e quindi trasmesso due volte su C-SPAN [canale televisivo specializzato in politica]. Centinaia di telespettatori hanno scritto chiedendo una trascrizione del suo discorso; questa ne costituisce una versione ridotta.

Sono veramente infastidito, soprattutto dopo l'11 Settembre, da tutti i portavoce autoproclamati arabi-americani o musulmani-americani che vedo nelle varie trasmissioni. Quel che mi infastidisce è il modo in cui palesano la loro mancanza di apprezzamento per come gli americani sono tolleranti, privi di pregiudizi e di mentalità aperta verso di loro e verso il mondo arabo e musulmano. Gli americani sono così buoni, così corretti e così comprensivi. Non sono certo pronti a generalizzare e imporre stereotipi - anche quando sarebbe nel loro interesse.
Questa settimana in due giorni ho preso 9 differenti voli aerei e sono passato da 9 diversi controlli di sicurezza degli aeroporti. Neanche una volta in questi due giorni mi è stato rivolto lo sguardo più di una volta dal personale di sicurezza. Né sono stato sottoposto a particolari controlli extra. E sono un arabo americano. Ho un faccia araba e un nome arabo. Ma non mi hanno controllato più degli altri. Invece ho visto giovani madri con bambini piccoli lottare per convincerli a passare ulteriori controlli. Ho visto anche una nonna affrontare l'insolenza di controlli extra.
E nel frattempo le lobby dei musulmani-americani e gruppi anti-discriminazioni degli arabi-americani denunciano questo paese come se fosse razzista e attuasse una politica discriminatoria nei loro confronti. Non è vero. E quel che è peggio è che ci sarebbe ogni ragione di buon senso per farlo.
La minaccia del terrorismo negli Stati Uniti viene in gran parte, se non esclusivamente, dagli arabi e dai musulmani. Noi ignoriamo questo fatto a nostre spese. Quando viaggio in Medioriente, uso spesso l'El Al (la compagnia aerea israeliana). In realtà è la mia preferita. Perché? Per la sua grande sicurezza. So che per la mia origine araba i miei bagagli saranno controllati più scrupolosamente degli altri. Questo mi dà fastidio? Per niente. In realtà sono loro grato, perché so che questo personale di sicurezza non sta solo proteggendo i passeggeri, stanno proteggendo me. Ha senso fare queste differenze - soprattutto quando siamo in guerra e il nostro stile di vita è a rischio.
Per chi di voi non ha letto i miei scritti sul Medioriente e il conflitto fra Occidente e Islam, non ritengo che queste battaglie avvengono per scarsa comprensione. Non credo siano dovute alla difficoltà di comunicare. Non credo dipendano dall'incapacità di trovare un compromesso. Penso dipendano da persone malvagie che fanno cose malvagie, ecco la verità pura e semplice.
Sono arrivato ad occuparmi della questione mediorientale in un modo un po' diverso da quello di altri. Sono un giornalista arabo-americano cristiano. Sono arrivato alle conclusioni appena esposte attraverso esperienze di prima mano, occupandomi per lavoro di Medioriente in loco. Nei miei 25 anni di carriera come inviato di un giornale, ho avuto due obiettivi: Hollywood e il Medioriente. Vi chiederete cosa abbiano in comune. Hanno in comune il fatto che entrambi sono a metà fra realtà e sogno. Entrambi si basano su leggende. In realtà la capacità degli arabi di creare favole, reinventando la storia e drammatizzando i fatti farebbe arrossire Oliver Stone. E sono queste leggende che vorrei affrontare oggi nel poco tempo che abbiamo.
Qual è la contesa? Quali sono le radici del conflitto? Se credete a quello che sta scritto negli articoli, i palestinesi vorrebbero una patria e i musulmani vorrebbero controllare luoghi che considerano sacri? Semplice, no? Sbagliato! In realtà queste due richieste non sono altro che mosse strategiche, giochetti della propaganda. Non sono altro che scuse false e tentativi di razionalizzare il terrorismo e l'assassinio degli ebrei. Il vero obiettivo di chi fa queste richieste è la distruzione dello stato di Israele.
La prova è che prima della guerra arabo-iscraeliana del 1967, non c'erano seri movimenti per la creazione di uno stato palestinese. Perché? Nel 1967, durante la guerra dei sei giorni, gli israeliani conquistarono la Giudea, la Samaria e Gerusalemme Est, ma non presero questi territori ad Arafat. Li conquistarono a Hussein, Re di Giordania. Perché i cosiddetti palestinesi improvvisamente scoprirono la loro identità nazionale dopo che Israele aveva vinto la guerra? Perché non c'era stata prima la richiesta di uno stato palestinese?
La verità è che la Palestina non è più reale del paese dei balocchi. La prima volta che questo nome è stato usato è stato nel 70 D.C., quando i romani commisero un genocidio nei confronti degli ebrei, distrussero il Tempio e dichiararono che le terra di Israele non sarebbe esistita più. Da allora, promisero i romani, sarà chiamata Palestina. Il nome deriva, si pensa, dai filistei, un popolo conquistato dagli ebrei secoli prima. Contrariamente a quello che vi dirà Arafat, i filistei erano estinti all'epoca. Ad Arafat piace fare finta che il suo popolo sia il discendente dei filistei. Invece il nome era stato scelto semplicemente per insultare gli ebrei - non erano stati annientati, ma la loro terra veniva chiamata con il nome di un popolo che avevano conquistato.
La Palestina non è mai esistita - prima o dopo - come stato nazione. Quella terra stata governata a turno da Roma, dai crociati cristiani e islamici, dall'Impero Ottomano e, per un breve periodo, dai britannici, dopo la Prima Guerra Mondiale. I britannici accettarono di restituire almeno una parte della terra al popolo ebraico quale loro madre patria. Chi respinge l'idea? Gli arabi. Gli ebrei non potevano avere un posto nel Medioriente. Nessuno. Zero. Zip. Nada.
Adesso, almeno agli occidentali, Arafat e alcuni cosiddetti arabi "moderati" vi diranno che è giusto che anche gli ebrei abbiano una patria - a fianco degli arabi. Perché non andava bene nel 1948?
Non esiste una lingua nota come "palestinese". Non esiste una distinta cultura palestinese. Non c'è mai stata un terra chiamata Palestina, governata da palestinesi. I palestinesi sono arabi, indistinguibili dai giordani, dai siriani, dai libanesi, dagli iracheni etc. Ricordatevi che gli arabi controllano il 99,9% delle terre arabe. Israele costituisce l'uno per mille di quelle terre. Ma questo è troppo per gli arabi. Vogliono tutto. E questo è alla fine il motivo dei combattimenti in Israele oggi. Non importa quante concessioni territoriali farà Israele, non sarà mai abbastanza.
Arafat stesso ha spiegato il trucco dei negoziati con Israele in un discorso del 1994 in Sudafrica, in inglese. L'ha spiegato in arabo decine di volte. Prima creiamo uno stato nostro, poi usiamo questo stato per liberare tutta la Palestina. Ecco lo scopo. È sempre stato lo scopo.
Arafat e i suoi sostenitori vi diranno che c'è bisogno di uno stato arabo perché gli arabi sono stati forzatamente rimossi dalle loro proprietà nella guerra del 1948. Ma sentite cosa dicevano gli arabi riguardo ai rifugiati dopo la guerra:

- "Il fatto che vi siano questi rifugiati è una diretta conseguenza delle azioni degli stati arabi contro la spartizione e lo stato ebraico. Gli stati arabi concordano con questa politica unanimemente e devono condividere l'onere della soluzione del problema" (Emile Ghoury, segretario dell'Alto Comitato Arabo Palestinese, in un'intervista con il "Beirut Telegraph" 6 settembre 1948).

- "Gli stati arabi, che hanno incoraggiato gli arabi palestinesi a lasciare le proprie case temporaneamente in modo da non intralciare l'invasione degli eserciti arabi, non hanno poi mantenuto la promessa di aiutare i rifugiati" (quotidiano giordano "Falastin", 19 febbraio 1949).

- "Chi ha portato i palestinesi in Libano come rifugiati, facendo loro soffrire l'atteggiamento malevolo dei giornali e dei leader comunali che non hanno né onore né coscienza? Chi li ha portati nella miseria e nella povertà, dopo aver perso l'onore? Sono stati gli stati arabi e il Libano fra questi" (Settimanale di Beirut "Kul-Shay" 19 agosto 1951).

- "Il 15 maggio 1948 arrivò .. Quel giorno il muftì di Gerusalemme si appellò agli arabi di Palestina affinché lasciassero il paese perché gli eserciti arabi stavano per arrivare e combattere per loro" (quotidiano cairota "Akhbar el Yom", 12 ottobre 1963).

- "Per la fuga e la caduta degli altri villaggi sono i nostri capi ad essere responsabili a causa della loro propaganda di voci che esageravano i crimini degli ebrei e li descrivevano come atrocità per infiammare gli arabi. Diffondendo le voci di atrocità ebraiche, uccisioni di donne e bambini ecc., hanno indotto paura e terrore nei cuori degli arabi di Palestina fino a farli fuggire lasciando le loro case e proprietà al nemico" (quotidiano giordano "Al Urdun" 9 aprile 1953).

barbara




permalink | inviato da il 4/8/2006 alle 20:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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