.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


26 giugno 2006

LA RIBELLIONE DELLA PIAZZA ARABA. CHE NON ARRIVA MAI

Periodicamente chi si occupa di Medioriente, nelle stanze del potere come sui giornali, ci mette in guardia sui pericoli di destabilizzazione e caduta di regimi in Medio Oriente sotto pressione della rabbia popolare della piazza.
Chi ha la memoria lunga ricorderà quanto si temesse 'la strada araba' durante le preparazioni per la Seconda Guerra del Golfo. Per non parlare di più recenti avvertimenti, prima della campagna in Afghanistan: l'intervento occidentale avrebbe provocato terribili conseguenze; la mancata interruzione delle operazioni in Afghanistan durante Ramadan avrebbe fatto peggio; il governo Pakistano era in pericolo. I focolai di protesta e rivolta avrebbero presto incendiato la regione, portato al crollo dei regimi amici (quelli cioè che forniscono petrolio in cambio di armi e silenziosa connivenza coi loro regimi dispotici e repressivi), sollevato la regione contro l'Occidente.
E allora? Cosa è successo? Il Pakistan c'è ancora, e i regimi della regione, improvvisamente preoccupati di cosa pensa la loro opinione pubblica in una regione dove 'elezioni libere' e 'libertà di stampa' sono più rari dei temporali estivi, faranno ricorso come al solito al manganello, metodo principe nella formazione del consenso in medioriente da quando se ne andarono gli inglesi. Nonostante che il tanto temuto incendio non si sia mai verificato, la preoccupazione e gli avvertimenti persistono, e tanto per fare un esempio recente, fanno accorrere il Segretario di Stato americano Colin Powell a salvataggio dei re e principi del mondo arabo dalla pressione delle masse arabe oltraggiate dal conflitto israelo-palestinese che non si arresta, per buona pace dei 'cattivi' americani.
Le fosche previsioni di moti popolari ritornano, gli europei continuano a crederci, gli americani si precipitano a mediare in nome della stabilità regionale, ma la storia ci insegna una lezione finora ignorata e che politici e commentatori in Europa (e in America) farebbero bene a tener da conto.
Ogni regione del mondo ha avuto le sue rivoluzioni popolari, alcune buone altre cattive. L'Occidente le ha vissute a partire dalla rivoluzione americana, seguita a ruota da quella francese, dai moti risorgimentali e le rivoluzioni liberali del 1848 in Europa, dalla rivoluzione russa, la resistenza all'occupazione nazi-fascista e da ultimo la rivoluzione di velluto cecoslovacca e la caduta del muro di Berlino. In Asia ci hanno pensato Mao e i Viet-Minh, e tanti altri coevi seguaci del comunismo asiatico. In Africa la rivoluzione l'hanno fatta l'ANC e i movimenti di liberazione nazionale di Kenyatta e N'Krume. Per non parlare dell'America latina, con Che Guevara, Cuba e i sandinisti in Nicaragua. La rivoluzione, la sollevazione popolare, il fermento delle idee, la sfida all'ordine costituito, la piazza che si solleva, il popolo che si infuria e rovescia chi governa, chi comanda ci sono state in ogni regione del mondo.
Ogni regione, salvo il mondo arabo. Che presenta un'interessante eccezione, visto che tutti i cambi di regime, tutti più o meno violenti e sanguinosi, sono stati compiuti attraverso colpi di stato militari e congiure di palazzo.
E l'Iran allora? L'Iran non è un paese arabo, e la rivoluzione iraniana, nonostante le previsioni, lungi dal diffondersi come il contagio, è stata largamente limitata all'Iran, nonostante i tentativi di esportarla laddove esistono movimenti fondamentalisti simili a quello khomeinista. Quod erat demonstrandum.
I moti di piazza nel mondo arabo non spaventino nessuno dunque. Essi sono - come lo sono sempre stati in tutte le dittature - largamente pilotati da quelle stesse autorità che piangono al telefono della Casa Bianca e della Commissione Europea sentendosi minacciati. I sauditi per esempio vietano le manifestazioni pro-palestinesi e chiedono con urgenza l'intervento statunitense a fermare Sharon. Ma poi i principi regnanti partecipano alla maratona telefonica (organizzata e sponsorizzata dalla casa regnante) di solidarietà coi 'martiri' palestinesi. E l'ambasciatore saudita a Londra pubblica un poema inneggiante al martirio suicida contro gli israeliani. I siriani organizzano una manifestazione di violente proteste davanti all'ambasciata egiziana a Damasco, causa continuati rapporti diplomatici Egitto-Israele. Al Cairo, gli studenti protestano davanti all'ambasciata siriana perché i siriani non permettono a Hezbollah di aprire un secondo fronte contro Israele. In tutt'e due le capitali, i governi approvano e sobillano.
Politici e commentatori occidentali ne tengano conto nei loro rapporti con il mondo arabo. La minaccia della rivoluzione di piazza non esiste a Ryadh e al Cairo. Il ricatto dei dittatori - che chiedono agli occidentali di intervenire nel conflitto israelo-palestinese, di non bombardare Kabul di Ramadan, di non rimuovere Saddam Hussein, di non infastidirli con richieste di condanna del terrorismo perché la piazza potrebbe spodestarli se tutto ciò accadesse - è un bluff.
Che finora ha funzionato, altra eccezione del mondo arabo. L'Occidente non si è lasciato intimidire in precedenti scontri con dittatori e cattivi di turno in altre regioni del mondo: Hitler, Mussolini, Milosevic, Mullah Omar, tutti rimossi, tutti sostituiti. Ma i dittatori arabi, Saddam, Arafat, la casa di Saud non si toccano e non si rimuovono, perché si teme una piazza che non c'è mai stata, se non nelle fantasie delle Cassandre. E allora prendano nota i pianificatori della politica estera europea ed americana: al momento della verità, quando bisogna fare la rivoluzione a Ryadh e Rabat, al Cairo e a Ramallah, la piazza, anche stavolta, se ne starà a casa. (Emanuele Ottolenghi,
www.ilnuovo.it, 25.04.02)

Ritengo estremamente interessanti queste osservazioni di Emanuele Ottolenghi, docente di storia del conflitto mediorientale presso l’università di Oxford, e ho voluto postare questo suo vecchio articolo come prosecuzione di una discussione iniziata nei commenti di un post precedente. La “piazza araba” non si solleva. Non lo ha mai fatto nel corso della storia. Non fa rivoluzioni e non cerca di liberarsi dai suoi oppressori. E, come dice Ottolenghi, converrà tenerne conto e non aspettarci ciò che, a quanto pare, non rientra nelle umane possibilità di questa consistente fetta dell’umanità.


barbara




permalink | inviato da il 26/6/2006 alle 0:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA