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Diario


21 giugno 2006

E PARLIAMO ANCORA DI DONNE

Propongo un articolo di qualche tempo fa – ma che non rischia, purtroppo, di apparire invecchiato e superato.

Ogni quattro giorni in Francia una donna muore sotto i colpi del suo compagno

La violenza contro le donne – nonostante sia sempre più denunciata – rimane ancora oggi poco conosciuta e largamente sotto stimata. Si tratta tuttavia di una grave violazione dei diritti umani.
E’ per questo che l’8 febbraio 2006, Amnesty International ha pubblicato una ricerca che denuncia le diverse forme di questa violenza in Francia: la violenza all’interno della coppia, gli ostacoli specifici incontrati dalle donne straniere, il problema dei matrimoni forzati, la tratta delle donne al fine di indurle alla prostituzione e il tema delle mutilazioni genitali femminili.
La ricerca, condotta dalla Sezione Francese di Amnesty International, analizza anche la risposta dello Stato e le sue lacune nella lotta contro queste violenze. Anche se si tratta di violenze commesse nella sfera privata, sono infatti violazioni dei diritti umani e riguardano dunque lo Stato che ha il dovere di fare tutto ciò che è in suo potere per prevenirle, punire i responsabili e garantire alle vittime aiuto e risarcimenti adeguati.
Gli atti di violenza all’interno della coppia riguardano, secondo dati del 2003, una donna su dieci in Francia. Un certo numero di idee preconcette persiste, per esempio a proposito del fatto che la violenza sarebbe una conseguenza dell’alcolismo o ancora di disturbi d’ordine psicologico che riguardano tanto l’autore che la vittima. Altri ritengono che queste violenze appartengano a una particolare cultura o a una classe sociale svantaggiata. Nondimeno la violenza colpisce tutte le donne quale che sia la loro età, la loro origine o classe sociale. E’ legata a una discriminazione fondata sul genere, così come definita nella Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW), ratificata dalla Francia nel 1984.

Donne in trappola
La violenza contro le donne, sotto qualsiasi forma si manifesti, è legata a un sistema complesso di potere che si regge sul controllo e sulla paura. La gran parte delle donne che subiscono violenza si trovano in trappola: molto spesso non possono o non sanno come uscirne. Come sottolinea la Fédération nationale solidarité femmes: “lasciare un coniuge violento è un passo difficile, quando una situazione di potere si è stabilita, spesso nel corso di tanti anni. Le persone vicine alla coppia, amici o familiari, non sufficientemente consapevoli della violenza e della sua frequenza, si scoraggiano o si spazientiscono davanti alle esitazioni o ai ripensamenti delle vittime. Una prima fuga non è mai definitiva”.
Le donne straniere, in particolare quando la loro situazione amministrativa è precaria, devono affrontare ostacoli maggiori. Generalmente poco informate sui loro diritti, sono spesso sole quando si trovano a dover abbandonare il loro domicilio, trovare un nuovo alloggio, un lavoro, un’alternativa di vita.
Nell’ambito delle violenze familiari e coniugali, che contribuiscono ad aggravare le problematiche legate alla condizione migratoria, i matrimoni forzati restano troppo spesso un esempio ignorato o sotto stimato di violenza subita dalle donne e dalle ragazze in Francia.
Il Governo francese ha senza dubbio fatto progressi nel farsi carico di questo fenomeno così ampiamente diffuso. Ma i provvedimenti sono ancora privi di coordinamento e di strumenti adeguati che garantiscano un’applicazione omogenea sul territorio. Inoltre l’accesso alla giustizia rimane lento e complesso: le donne sono scoraggiate davanti a quello che frequentemente appare come un vero e proprio percorso di guerra e il problema viene considerato dalla maggior parte delle persone come un semplice conflitto familiare.

Necessità di una protezioni senza condizioni
Per ciò che riguarda le donne vittime di tratta per la prostituzione forzata, gli standard internazionali impongono alla Francia il dovere di rispettare e proteggere i diritti delle vittime. Ciononostante, in assenza di una reale volontà politica e di strumenti idonei all’identificazione delle vittime, queste sono considerate come delinquenti. Sono punite per il reato di prostituzione o in quanto migranti irregolari. La maggior parte di queste donne sono originarie dei paesi dell’Europa dell’Est, dei Balcani, dei paesi dell’Africa del Nord, dell’Africa subsahariana e del continente asiatico.
Amnesty International chiede alle autorità francesi di fare in modo che le persone che si trovano nelle mani dei trafficanti possano beneficiare di un aiuto e di una protezione senza condizioni, e che non siano sanzionate in quanto vittime di tratta di esseri umani. Inoltre è necessario che al personale coinvolto sia garantita una formazione solida su questa problematica.

Gli standard internazionali
Il diritto internazionale obbliga i Governi a punire i responsabili, ma anche ad agire per prevenire queste violenze e garantire un adeguato risarcimento alle vittime.
Amnesty International chiede dunque al Governo francese di adottare una politica ambiziosa basata su un piano d’azione interministeriale che preveda:
- un trattamento giudiziario rapido ed efficace delle denuncie di violenza;
- una protezione senza condizioni garantita alle vittime;
- maggiori risorse alle associazioni specializzate e ai professionisti coinvolti;
- un programma di formazione e sensibilizzazione destinato al sistema educativo nazionale, all’opinione pubblica e agli addetti ai lavori.

Su, alziamo le chiappe e rimbocchiamoci le maniche, che la strada da fare è ancora lunga.

                                                 
barbara




permalink | inviato da il 21/6/2006 alle 0:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (54) | Versione per la stampa
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