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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 giugno 2006

SOMALIA ADDIO 2

Non ho mai avuto paura di volare. Forse perché sono nata in aeronautica militare e ho avuto il battesimo dell’aria a sei mesi, forse perché gli aerei li ho pilotati e ci ho fatto le acrobazie, fatto sta che la paura di stare per aria non l’ho mai conosciuta. Solo, non sapevo che la pista dell’aeroporto di Mogadiscio arrivava fino alla costa e correva quasi parallela al mare per cui, quando la si imbocca dall’estremità che dà sul mare, chi è seduto dalla parte del mare non la vede, e non vede la terra. Sicché quando ho cominciato a vedere i pesci che guizzavano davanti ai miei occhi, e di terra neanche l’ombra, un pochino ho incominciato a impensierirmi, e per questo me ne stavo leggermente sollevata a guardare dall’oblò, in attesa di vedere finalmente la terra. Ed è stato così che mi ha accolta, la terra di Somalia: con una robusta sederata sul sedile, quando le ruote hanno toccato l’asfalto.
Ne ho prese altre, di “sederate”, nei due semestri trascorsi in Somalia: quasi sempre estremamente istruttive, quasi sempre efficaci. Moltissime cose mi hanno fortemente colpita, alcune in positivo, altre in negativo; quasi tutte, in ogni caso, mi hanno insegnato qualcosa.
Una cosa singolare – ma neanche poi tanto, dato che non ha fatto che confermare ciò di cui sono sempre stata convinta – è che in un intero anno trascorso laggiù non ho mai incontrato persone che soffrissero di depressione, né sentito qualcuno dire di conoscere qualcuno che ne soffrisse, né mai ho sentito di un caso di suicidio: sembra proprio che là dove si lotta per sopravvivere questi mali non allignino (è noto, del resto, che i periodi corrispondenti alle due guerre mondiali sono stati quelli che hanno fatto registrare il più basso numero di suicidi in tutta Europa). Un’altra cosa che ho imparato – per alcuni versi collegata a questa – è che in lingua somala non esistono le parole “per favore” e “grazie”: chi si trova a vivere in condizioni estreme impara, di solito, ad arrangiarsi in tutto, e dunque a non chiedere l’aiuto altrui. E le rare volte che proprio è costretto a farlo, si tratta evidentemente si situazioni talmente gravi che non è proprio il caso di perdere tempo in vuote smancerie. Il che non significa, beninteso, che i somali non conoscano il sentimento della gratitudine. Solo, non si manifesta con le parole: per coglierla, bisogna imparare a leggere l’infinitesimale intensificarsi di uno sguardo, la quasi impercettibile contrazione di un muscolo della faccia, l’impalpabile distendersi di un labbro. E si impara, così, a leggere anche ciò che non è scritto.



barbara

Aggornamento OT: qui una nuova iniziativa per Alaa.




permalink | inviato da il 8/6/2006 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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