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Diario


1 giugno 2006

E IN ITALIA, INVECE?

L’amico Erasmo, commentando il post qui sotto relativo alla decisione dei docenti inglesi di boicottare le istituzioni accademiche israeliane, scrive: «C’è da dire che in Italia non avrebbero il coraggio». Apprezzo molto, devo dire, lo splendido (giovanile?) ottimismo di Erasmo, ma lo devo purtroppo deludere. Quello che segue non è esattamente un invito al boicottaggio ma è, se possibile, qualcosa di ancora peggiore: una lettera aperta ai soldati israeliani per invitarli a disertare. Ora, se pensiamo che il CITTADINO ITALIANO Claudio Morpurgo, per avere espresso qualche riserva nei confronti di un individuo che ha parlato di razza ebraica, è stato accusato di INDEBITA INGERENZA negli affari INTERNI ITALIANI, che dire di chi invita alla diserzione i soldati di un esercito di un altro stato? Questa lettera aperta – nella quale inserirò in corsivo qualche commento – è stata pubblicata nel febbraio 2003.

Noi sottoscritti docenti dell'Università più antica d'Europa, l'Università di Bologna, di varie ideologie filosofiche e politiche e di vari credi religiosi, consapevoli che il conflitto israelo-palestinese rappresenti [e qui il mio povero stomaco di prof di italiano si contrae] oggi uno dei fattori più pericolosi di instabilità e di guerra nella situazione internazionale, firmiamo questa lettera aperta ai militari dell'esercito israeliano quale monito e quale auspicabile contributo alla pacificazione del suddetto conflitto.
Abbiamo sempre considerato il popolo ebreo [ehm, signori docenti … “ebreo” è sostantivo: non si può apporre a un altro sostantivo in funzione aggettivale] come un popolo intelligente, sensibile [non è un po’ razzista attribuire delle specifiche caratteristiche a un intero popolo?], forte forse più di tanti altri perché selezionato nella sofferenza, nelle persecuzioni, nelle umiliazioni subite per secoli, nei pogrom e, per ultimo, nei campi di sterminio nazisti [forse i signori docenti dell’Università più antica d’Europa avrebbero bisogno di qualche lezioncina di storia: nei campi di sterminio gli ebrei non sono stati resi più intelligenti e sensibili: sono stati sterminati. È per quello che si chiamano “campi di sterminio”: non lo sapevate, signori docenti?]. Abbiamo avuto compagni di scuola ed amici ebrei, colleghi di lavoro da noi stimati [sì, “ho un sacco di amici ebrei”: la conosciamo] ed anche allievi israeliani a cui abbiamo trasmesso i nostri insegnamenti portandoli alla laurea e che oggi esercitano la loro professione in Israele. Molti di noi sono stati in Israele, a Gaza e in Cis-Giordania nel quadro di missioni culturali o per programmi dell'Unione Europea e conoscono perciò direttamente la situazione. Ed è per questo che oggi, di fronte a ciò che sta succedendo nel territorio israelo-palestinese, siamo spinti a scrivervi perché sentiamo purtroppo che la nostra stima e il nostro affetto per voi, per il popolo ebreo, si sta trasformando in dolorosa rabbia [rabbia nei confronti di UN POPOLO?] per quello che state facendo al popolo palestinese [“state facendo” CHI? Il “popolo ebreo”? Poi si incazzano perché saremmo noi a confondere antisionisti e antisemiti!]. E credeteci, tante altre persone dentro e fuori dalla nostra Università che hanno stima per il vostro popolo, oggi provano i nostri stessi sentimenti [cioè siamo sicuri di avere ragione perché siamo tanti? Anche i nazisti erano tanti, se è per quello …].
È necessario che vi rendiate conto che oggi voi state facendo ai palestinesi quello che a voi è stato fatto nei secoli passati [cioè il popolo ebraico nella sua totalità: non è certo degli israeliani che si sta parlando qui, visto che NON C’ERANO ISRAELIANI al tempo delle camere a gas]. Le tragiche vostre esperienze non possono essere state da voi già così dimenticate! Voi li state umiliando, distruggete le loro case, i loro campi, tagliate i loro alberi da frutta, murate i loro pozzi, bloccate le loro ambulanze, li imprigionate, li affamate, li torturate, spadroneggiate nelle loro città, li chiudete in ghetti, traumatizzate gravissimamente i loro bambini, li uccidete [mai sentito parlare di terrorismo? No, eh? E provare a distinguere i fatti dalle leggende, tipo i pozzi murati? No, eh?]. Possibile che non vi accorgiate che state fomentando contro voi stessi un odio immenso, sempre più profondo, carico del desiderio di vendetta? [mai sentito dire che il terrorismo è cominciato molto prima dell’occupazione e di tutto il resto? No, eh?] Non è difficile capire che solo gente esasperata, nell'impossibilità di difendersi altrimenti, possa immolarsi [mai sentito parlare di tibetani – giusto così per dirne una – cari docenti dell’Università più antica d’Europa? No, eh?] per uccidere qualcuno di voi, del vostro popolo che è ormai considerato complice delle repressioni [cioè un appartenente alla “razza ebraica” che vive in Australia e che non ha mai visto un palestinese da vicino è logico considerarlo complice delle “repressioni” ed è logico che qualcuno lo ammazzi? Figo!]. Noi siamo contro il terrorismo, ma [MA!] diteci, quale altro modo essi hanno per difendersi? [Accettare la creazione dello stato di Palestina, per esempio? Potrebbe essere un modo accettabile di difendersi, invece di rifiutarla nel 1947, nel 1948, nel 1967, nel 1973, nel 2000 per scegliere, tutte le volte, di continuare a scannare ebrei?] Quali altre armi essi hanno se non le pietre o gli agguati o il proprio corpo? E non avreste voi stessi, nella loro identica situazione, reagito nello stesso modo? [giusta domanda, visto che gli ebrei non sono mai, in tutta la loro storia millenaria, stati offesi, umiliati, discriminati, perseguitati, privati di tutto, deportati, assassinati, e dunque non possono neppure immaginare come potrebbero reagire se capitasse loro qualcosa del genere!]
Militari israeliani! Rifiutatevi di continuare ad opprimere il popolo palestinese. Abbassate le armi. Chiedete a gran voce, con il coraggio che vi dà la vostra fede religiosa, di smettere le violenze. E vedrete che le violenze cesseranno anche dall'altra parte [Ehm, scusate, signori docenti dell’Università più antica d’Europa, ma ve l’hanno detto che quando è iniziata quest’ultima guerra terroristica impropriamente chiamata intifada, oltre il 90% dei palestinesi viveva sotto amministrazione palestinese e non sotto occupazione israeliana? No, eh?]. Se continuerete nella repressione, aumenterà sempre più contro voi stessi la riprovazione del mondo intero [perché, c’è stato un qualche momento nella storia, qualunque governo abbia avuto Israele, qualunque tipo di scelta abbia fatto, in cui non ci sia stata la riprovazione del mondo intero?], non del solo mondo arabo e non ci sarà un futuro di pace per il vostro popolo [di nuovo stiamo parlando di popolo ebraico, non di Israele, si prega di notare]. Pensate con la vostra testa, con il vostro cuore soprattutto. Non potete vivere sempre circondati dall'odio e col fucile in mano. Ricordatevi che non state difendendo la vostra Patria ma gli insediamenti dei coloni nei territori palestinesi, il che non è la stessa cosa [territori che Israele NON HA POTUTO restituire perché coloro con i quali avrebbe dovuto discuterne la restituzione si sono rifiutati – con i “tre no di Khartoum”, di trattare con Israele: lo sapevate, signori docenti dell’Università più antica d’Europa?]. Ricordate quanti bambini ed adolescenti sia palestinesi che israeliani sono stati uccisi in questo conflitto. Abbiate il coraggio di rifiutarvi di usare le armi contro i Palestinesi e siamo certi che anche i Palestinesi fermeranno le loro azioni disperate. Qualcuno deve pur muoversi per primo. Ve lo chiediamo per il bene del popolo ebraico, in nome della civiltà e della cultura. Questa scelta potrebbe procurarvi difficoltà, punizioni, pressioni, anche persecuzioni e forse il carcere. [Vero: i disertori israeliani si beccano ben due mesi di galera. I palestinesi che scelgono di pensare con la propria testa invece in galera non ci vanno, no. Loro finiscono così] 

                  

    





Ma solo così potrete ritrovare voi stessi e non vivere più in una continua contraddizione con la vostra coscienza, per il crimine ingiustificabile che state commettendo. Alcuni di voi hanno avuto il coraggio di denunciarlo. A loro va tutta la nostra solidarietà e stima (seguono 130 firme).

Quelle che seguono invece sono notizie relative a un boicottaggio vero e proprio, che non è stato messo in atto a causa del numero esiguo degli aderenti ma che comunque, contrariamente a quanto pensa Erasmo, qualcuno ha avuto il coraggio di proporre.

Nel febbraio del 2003 un piccolo gruppo di insegnanti dell'università Ca' Foscari di Venezia pubblicò un appello con l'invito a non partecipare a un convegno che avrebbe dovuto tenersi in Israele e a non prendere in considerazione proposte scientifiche e culturali provenienti da Israele. A una richiesta di spiegazioni su tale iniziativa, la professoressa Daniela Meneghini dell'università di Venezia così risponde: «Ho aderito a un appello pubblicato dai professori Hilary e Steven Rose su sollecitazione dei colleghi israeliani che aderiscono e promuovono il boicottaggio. Le petizioni hanno raccolto più di 700 adesioni di accademici da tutto il mondo, tra cui 11 israeliani . […] I termini del boicottaggio, sono i seguenti:
"... La mia coscienza non mi permette di continuare a collaborare con istituzioni ufficiali israeliane, comprese le università. Non parteciperò a convegni scientifici in Israele, e non parteciperò come referente scientifico a decisioni che riguardino assunzioni o promozioni da parte di università israeliane, o in decisioni che riguardino enti di finanziamento israeliani. […]."

Come vedi, caro Erasmo, se Atene piange, Sparta non ride.
(L'opera del giorno: L'Egyptese Egyptante o Il Egyptello Egyptasma)

barbara




permalink | inviato da il 1/6/2006 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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