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Diario


25 maggio 2006

IL MINISTRO DEI TRASPORTI CHE CI TRASPORTERÀ IN UN MONDO MIGLIORE

Cito - e commento – dal Corriere della Sera di oggi (articolo e intervista di Aldo Cazzullo). Stiamo parlando di Alessandro Bianchi, “l’emissario di Diliberto nel governo Prodi”. Che comincia con una dichiarazione a dir poco sconcertante:
Non ricordo se ho mai preso la tessera Ds.
Non lo ricorda? Dico, non è che stiamo parlando di novant’anni fa … Siamo sicuri che sia il Parlamento il posto giusto per questo signore? E prosegue con le pagelle:
«Bush è il peggiore presidente della storia recente degli Stati Uniti, sotto il profilo politico e, diciamolo, anche culturale. È l’ultimo di una serie di leader di ben altra caratura intellettuale.
Infatti ricordiamo l’alta caratura di Kennedy, eletto con i voti della mafia, che con il braccio di ferro della Baia dei Porci, con la complicità dell’amico Fidel Castro, ci ha portati più vicini alla terza guerra mondiale di quanto mai siamo stati in questi sessant’anni, che organizzava orge con ragazzine minorenni, che ha portato alla Casa Bianca una corruzione tale che nessuno è mai più riuscito a sfrattarla; ricordiamo la grandezza, la forza e la lungimiranza di Jimmy Carter; ricordiamo la dirittura morale di Bill Clinton, che usava la Casa Bianca per farcisi fare i pompini … eh, ne ricordiamo di cose, NOI, sui predecessori di Bush …
Non è che gli manca una laurea o un master
Al signor Bianchi invece, purtroppo, mancano un po’ i congiuntivi
La sua è una logica da guerrafondaio con i paraocchi, convinto di possedere i valori buoni
Mentre è noto a tutti che i valori buoni, in realtà, li possiede chi usa le torri come birilli
L’Iraq è la rappresentazione plastica di tutti i difetti dell’amministrazione Bush
Bella frase. Se poi il signor Bianchi sapesse anche che cosa significa, sarebbe praticamente un’apoteosi.
Ora per fortuna stiamo per ritirarci
Ohibò: da quando in qua sono decisioni che spettano al ministro dei trasporti?
Le missioni di pace sono un’altra cosa, servono a costruire scuole, ospedali, acquedotti. Non sono uno sciocco, so che in un Paese dove si spara le missioni di pace vanno protette da un presidio armato.
Caspita! Chi se lo fosse mai creso che il ministro era così sveglio!
Ma l’Italia è andata in guerra, in modo servile
Per piacere, qualcuno glielo vuole dire che noi siamo andati lì quando la guerra contro Saddam era finita? Qualcuno glielo vuole dire che ci siamo andati su mandato delle Nazioni Unite e non di Bush? E, a parte questo, se – come perfino lui sa – per costruire scuole ospedali acquedotti in un Paese dove (per la verità sarebbe molto più corretto “in cui”) si spara serve un presidio armato, ci sta dicendo che abbiamo deciso che gli iracheni non sono degni di ricevere il nostro aiuto per costruire scuole ospedali acquedotti? Perché sono brutti sporchi e cattivi? O per quale altro recondito motivo che noi comuni mortali ignoriamo?
Gli attacchi hanno assunto un carattere palesemente terroristico. Ma come si fa a non dire che derivano da una parte del Paese che sta resistendo a una cosa che ha subito?
Ma gliel’hanno detto, a questo qui, che il Paese è andato in maggioranza a votare? Gliel’hanno detto che per andare a votare hanno sfidato la morte portata da chi, con quegli attacchi, non voleva lasciarli votare? Gliel’hanno detto che votando in maggioranza alle elezioni volute dagli “occupanti” e contro i “resistenti” hanno chiaramente detto, a maggioranza, da che parte stanno?
Israele? «Sarebbe meglio lasciar fare ai popoli mediterranei. Senza l’ingerenza americana, forse israeliani e palestinesi avrebbero già trovato un accordo».
Gliel’hanno detto, a questo signore, che nel 1947, quando gli arabi hanno rifiutato la risoluzione Onu per “due popoli due stati” non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che nel 1948, quando gli eserciti arabi hanno attaccato il neonato stato di Israele per distruggerlo non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che fra il 1948 e il 1967, quando Israele ha subito oltre 2000 attacchi terroristici e incursioni armate nel proprio territorio non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che nel 1967 quando gli eserciti arabi hanno di nuovo attaccato Israele per distruggerlo non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che quando gli arabi hanno respinto con i “tre no di Khartoum” la risoluzione Onu 242 non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che quando nel 1973 Egitto e Siria hanno attaccato
nuovamente Israele per distruggerlo non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che quando gli arabi hanno respinto anche la risoluzione 338 non c’era stata ingerenza americana? Gliel’hanno detto che quando dal 1970 al 1982 i terroristi palestinesi bombardavano la Galilea dal Libano non c’era stata ingerenza americana?
Bianchi è romano, figlio di un militare dell'aeronautica, cresciuto tra l’aeroporto di Cagliari e la scuola elicotteri di Frosinone, ma si sente innanzitutto «uomo del Mediterraneo».
E magari è anche convinto che “uomo del Mediterraneo” significhi qualcosa …
L’Italia non dev’essere tagliata fuori dalle reti transnazionali europee; ma non dev’essere violata la compatibilità sociale e ambientale. Altrimenti i contrasti e le proteste sono inevitabili. Sono curioso di vedere se il progetto della Tav rispetta queste compatibilità.
Curioso? Signor ministro, stiamo parlando dell’ultimo pettegolezzo di Novella 2000? Cerchiamo di essere un po’ più seri, per favore!
Se non le rispetta, il progetto deve piegarsi.
???
E ha trovato Diliberto, che definisce testualmente «una persona straordinaria, di levatura intellettuale notevolissima, dalla passione politica forte e radicata, con un fortissimo senso delle istituzioni.
Vero: l’abbiamo visto anche noi fare un lungo viaggio da qui al Libano unicamente per andare a stringere la mano al capo di una istituzione. Il signor Nasrallah, per la precisione. Capo di un’istituzione che si chiama Hetzbollah. Un’intera esistenza votata alla distruzione di Israele.
Un feeling immediato, una sintonia profonda».
È questo che ci fa paura, caro signor Bianchi …
Ma la città prediletta è L’Avana.
Non ne dubitavamo, in effetti.
«Ascoltare per ore e ore il discorso del primo maggio di Fidel, nella piazza grande, mi ha dato emozioni forti.
Questa sì che è sensibilità. Questa sì che è delicatezza d’animo. Questa sì che è poeticità
Ammiro molto quel che Castro ha fatto nel '59, e anche dopo, resistendo all'assedio.
Questa dovrebbe andarla a raccontare ai cubani però, più che a noi.
So anche che esiste una fetta di diritti civili che non vengono rispettati.
Mezza riga. In un articolo di mezza pagina su cinque colonne. Altri non ci sprecano neanche questa, è vero, ma è decisamente pochino per riscattarsi.
(Pensierino della sera: meglio un Egypto da Egyptone che cento Egypti da Egyptora)



barbara




permalink | inviato da il 25/5/2006 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (41) | Versione per la stampa
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