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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


15 maggio 2006

MAALOT, 15 MAGGIO 1974

Il secondo attentato, più grave, si consuma fra il 14 e il 15 maggio a Maalot, una cittadina di immigrati nord-africani, ai confini anch'essa col Libano. Nella notte irrompono tre terroristi in uniforme israeliana e dopo aver massacrato la famiglia di Tsion Cohen, custode della scuola, occupano l'edificio dove si trovano immersi nel sonno un centinaio di ragazzi dai 14 ai 17 anni: sono studenti di una scuola religiosa di Safed in gita scolastica. I terroristi, armatissimi, minacciano di far saltare l'edificio e di compiere un massacro se non verranno restituiti un certo numero di feddajin prigionieri in Israele. Il ministro Dayan e il nuovo Capo di Stato Maggiore Motta Gour accorrono sul posto, insieme a formazioni dell'esercito e a reparti di tiratori scelti, mentre Golda Meir presiede un Consiglio dei Ministri straordinario. Per la prima volta sembra che si sia disposti a cedere alle richieste dei terroristi. L'alto numero delle probabili vittime, la loro giovane età, la crescente esasperazione della folla nella zona (erano giunti sul posto padri e madri che disperati sentivano le invocazioni di aiuto dei ragazzi) hanno creato una situazione straordinaria, al di là del prevedibile. Ma dopo una giornata tesissima, di trattative estenuanti, di malintesi e di intoppi (i terroristi avevano indicato due vie diplomatiche diverse, Francia e Romania, ma non riuscivano ad accordarsi sulla parola d'ordine), Dayan e Motta Gour, ricevono dal Governo l'ordine di attaccare. I tiratori scelti entrano in azione: uccidono un terrorista, feriscono altri due e disinnescano le cariche. Ma uno dei due feriti ha il tempo di gettare una bomba a mano nello stanzone in cui sono ammassati 85 ragazzi.
Le forze di Israele irrompono; l'azione è brevissima, i ragazzi feriti meno gravemente si gettano dalle finestre portando all'isterismo la folla. Il bilancio è molto grave: 18 morti, sessanta feriti. La folla inferocita tenta di impadronirsi del corpo di uno dei terroristi che, si dice, è ancora in vita. Interviene l'esercito. Sarà il generale Eytan, il popolare «Rafoul», immobile a sbarrare col suo corpo per tutta la notte la porta della scuola per impedire a chiunque l'accesso. Il giorno dopo il Capo dello Stato Katzir, il vice Primo Ministro Allon, e lo stesso Dayan saranno costretti ad abbandonare i funerali, tanta è l'esasperazione della folla.
[...] (L'attentato di Maalot, nelle sue sequenze drammatiche, lascerà un segno anche fra i sopravvissuti. Esattamente un anno dopo una ragazza, che si era salvata, tenterà il suicidio). [...] La solidarietà internazionale verso Israele è inesistente. Lo stesso eccidio di Maalot («Le Figaro» osserverà che non c’è stato un paese arabo che abbia deplorato un attentato così inumano) suscita solidarietà contenuta. (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti)
                      
Quando, un anno e mezzo fa, i terroristi ceceni hanno selettivamente preso di mira i bambini, solo poche voci, e quasi tutte di ebrei, hanno ricordato il precedente di Maalot: ci sono, a quanto pare, cose che decisamente non si ha voglia di ricordare. Ma su questa congiura del silenzio la mia voce si leverà sempre alta.

barbara




permalink | inviato da il 15/5/2006 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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