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Diario


13 maggio 2006

13 MAGGIO 1976

In questa data Pol Pot prende il potere in Cambogia.



Iniziò in Cambogia l’ “Anno zero”, come gli stessi Khmer rossi lo battezzarono. Il primo passo di Poi Pot fu di svuotare la capitale Phnom.Penh, imponendo ai 2 milioni d'abitanti di andare a lavorare nelle campagne presso campi di lavoro dove venivano miseramente ridotti in schiavitù; iniziò il terrore. Si intendeva rifondare l'intera società cambogiana su base comunista e contadina: le popolazioni delle città furono deportate nelle campagne, migliaia e migliaia di professionisti furono massacrati, per Poi Pot ogni intellettuale era un nemico, furono distrutti tutti i simboli della civiltà occidentale: automobili, attrezzature mediche, macchinari, qualsiasi elettrodomestico, vennero bruciati tutti i libri, demolite case, abolite le scuole, chi veniva trovato in possesso di matite o sorpreso a scrivere, veniva immediatamente ucciso, soppressa l'educazione scolastica veniva consentita solo quella nei “campi di rieducazione” dove circa due milioni di persone (il 25% della popolazione) persero la vita.

Fu dichiarata fuorilegge la proprietà privata, abolita la moneta. Non esistevano più servizi postali, negozi, attività sportive. Tutti, furono costretti a vestirsi con una casacca nera a maniche lunghe, abbottonata fino al collo, manifestazioni d’affetto, abbracci, liti, lamentele di qualsiasi tipo o piangere venne vietato.
La Cambogia divenne un immenso campo di lavori forzati; le famiglie furono separate e inviate nei campi di lavoro dove la fame, le condizioni igieniche e la brutalità dei Khmer rossi erano problemi quotidiani, i suicidi salirono a percentuali impressionanti.

Chi tentava la fuga se scoperto, veniva immediatamente ucciso, bastava un nonnulla per morire. I portatori di handicap fisici, non potendo lavorare, erano considerati solo dei “parassiti” e, come tali, giustiziati immediatamente. A migliaia furono messi a morte perché sorpresi a contendere ai maiali la crusca per sfamarsi, il riuscire a mangiare dei topi rappresentava, spesso, l’unica alternativa. Si diffuse anche il cannibalismo, fenomeno tutt’altro che raro tanto che negli ospedali divenne consuetudine cibarsi di coloro cha passavano a miglior vita.
Le brutalità, le torture e le punizioni inflitte dai Khmer rossi a coloro che si rendevano colpevoli di reati, erano di una crudeltà inimmaginabile, dai bambini picchiati a morte con calci e pugni perché rubavano cibo, alle spille con il numero d’identificazione che erano attaccate direttamente sulla pelle dei condannati. A tanti, appesi a testa in giù, era infilata la testa in giare piene di olio bollente, ma uno dei sistemi più in voga nella repressione dei “nemici della Rivoluzione” fu sicuramente la morte per asfissia causata da sacchetti di plastica infilati in testa.
Chi era arrestato era sempre colpevole e, se “fortunato”, era giustiziato immediatamente, altrimenti era condannato a morire a poco a poco, di torture, di sevizie, di fame.
Diventerà tristemente famoso un complesso-prigione denominato
S-21 (Toul Sleng), una costruzione dove tutti quelli che erano considerati nemici del governo erano fotografati, torturati ed infine uccisi.

Furono uccise oltre 20.000 persone, di cui circa 2.000 erano bambini. Sono state migliaia le fotografie recuperate, dopo la caduta di Poi Pot, di persone (vecchi e bambini), di cui si è persa qualsiasi traccia.

La paura di essere vittima di complotti “controrivoluzionari” spinse Poi Pot a diffidare di tutto e di tutti al punto da far internare e morire nei campi di lavoro anche i suoi 2 fratelli.
L’inimicizia con il Vietnam si trasformò in conflitto, a causa dei continui massacri perpetrati dai Khmer ai danni dei profughi cambogiani che sconfinavano in Vietnam nella ricerca di una estrema speranza di salvezza. Deposto nel gennaio 1979 dai vietnamiti che avevano invaso la Cambogia, Poi Pot riuscì a mantenere il controllo di alcune regioni del paese e a condurre sanguinose azioni di guerriglia contro il regime.
Lasciato ufficialmente il comando dei Khmer Rossi nel 1985, continuò a vivere in clandestinità facendo perdere le sue tracce. Nel 1996 alcune fonti annunciarono la sua morte, ma il dittatore fece la sua ricomparsa nel 1997, quando venne usato dai guerriglieri khmer come merce di scambio con il nuovo regime, da essi ora appoggiato. Ricercato per essere sottoposto al giudizio di un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità, nell’aprile del 1998 fonti cambogiane diedero notizia della sua morte, avvenuta in una località della giungla ai confini con la Thailandia, dove Poi Pot era tenuto prigioniero dai suoi ex seguaci. (Giacomo Franciosi)

Per una migliore conoscenza del tema suggerisco “Danzando in Cambogia” di Amitav Ghosh, Linea d’ombra, e lo straziante “Rouge” di Loung Ung, Le vespe, scritto da una sopravvissuta allo sterminio.


barbara




permalink | inviato da il 13/5/2006 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
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