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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 aprile 2006

24 APRILE 1915

La notte del 24 aprile di 91 anni fa iniziava il primo genocidio programmato della storia: quello degli armeni. Per commemorarlo ripropongo una mia recensione del libro “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan, Rizzoli.
«"L'olocausto armeno fu dimenticato o ignorato. Se non fosse stato ignorato, forse non sarebbe venuta Auschwitz" (Si dice che Hitler, quando stava preparando la "soluzione finale", rimproverasse un generale riluttante con queste parole: "Chi si rammenta, oggi, di ciò che è toccato agli armeni?")». Queste frasi di Amos Elon, contenute nel suo libro "Gerusalemme città di specchi" bene illustrano il doppio dramma dello sterminio degli armeni: la tragedia di un milione di esseri umani, donne vecchi bambini sterminati, in parte trucidati uno per uno, in parte deportati nel deserto e lì lasciati morire di fame e di sete, e la prontezza con cui il mondo intero ha prima girato la testa per non vedere e poi immediatamente rimosso l'avvenuto, aprendo così la porta ad un nuovo e ancora più vasto genocidio. Di questo primo genocidio pianificato ci narra ora, attraverso la storia della propria famiglia, Antonia Arslan, bellissima e coltissima signora padovana, giunta all'esistenza solo perché il nonno paterno, spirito ribelle e insofferente, oltre che poco amante della ruvida matrigna, a tredici anni decise di lasciare la natia Anatolia e recarsi in Italia.
Ne abbiamo lette a centinaia, di storie di sopravvissuti, centinaia di tragedie, di montagne di sofferenza, fisica e morale, ma tutto questo non è riuscito a farci "fare il callo", tutto questo non ci impedisce di sentirci strozzare la gola e strizzare le budella nel leggere: "Guardano lo spettacolo miserabile delle donne che avanzano, strascicando i piedi, nudi nella polvere che è dappertutto, con i volti reclinati verso terra e le spalle curve. Guardano i bambini scheletrici che fissano anche loro la strada, e improvvisamente capiscono che quelle poche creature cenciose che cercano per terra un cibo inesistente sono tutto ciò che rimane delle migliaia che sono partite un mese prima dalla città, sui grandi carri"; o "Araxy s'inginocchiò davanti al piatto ricolmo, e pianse": e di colpo noi, che mai abbiamo saputo che cosa sia la fame vera, ne abbiamo una percezione cruda, che ci chiude lo stomaco. Da leggere, per conoscere qualcosa in più di una storia che troppo pochi conoscono e che uno stato ancora nega.»

barbara




permalink | inviato da il 24/4/2006 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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