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Diario


22 aprile 2006

UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE NEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE

Intervista con David Bedein (prima parte)

David Bedein ha diretto l'Israel Resource News Agency, con sede a Gerusalemme e che dal 1987 fornisce servizi di agenzia alla stampa estera. Ha anche lavorato su progetti speciali per la BBC, CNN Radio, il "Los Angeles Times", e il settimanale di informazione israeliano "Makor Rishon". È stato intervistato da Aron Hirt-Manheimer direttore di RJ.

D:
Sei d'accordo con chi dice che "i palestinesi hanno fatto un lavoro migliore degli israeliani sul fronte delle Pubbliche Relazioni"?
R: Sì. Negli ultimi 20 anni i palestinesi sono stati più bravi degli israeliani nel predisporre l'immagine del conflitto per i media internazionali. Il punto di svolta è stato durante la guerra in Libano, quando i palestinesi hanno iniziato una campagna di propaganda per proporre se stessi come i difensori dei diritti umani e gli israeliani come i violatori dei diritti umani. Allo stesso tempo il fratello di Yasser Arafat, Dr. Fatchi Arafat, ha sfruttato la sua posizione di direttore della Mezzaluna Rossa Palestinese per fornire dati sulle vittime enormemente gonfiati. Il 10 giugno del 1982, per esempio, il Dr. Arafat ha emanato una dichiarazione in cui affermava che "10.000 palestinesi sono morti e 600.000 hanno perso le loro case solo nei primi giorni della guerra", una menzogna architettata per dipingere i palestinesi come vittime di un'aggressione genocida in Libano. In realtà la popolazione totale della zona di guerra era composta da meno di 300.000 persone. Ciononostante la Croce Rossa Internazionale e il Comitato di Azione in Medioriente dell'American Friends Service Committee hanno diffuso queste cifre dei 10.000 e 600.000 a tutte le agenzie e i media del mondo e la maggior parte dei network americani hanno ripreso la storia. Jessica Savitch della NBC scrisse "Adesso si stima che i 600.000 rifugiati del Libano meridionale siano privi di cibo e medicine sufficienti".
I giornalisti professionisti palestinesi non si fanno scrupoli ad imbrogliare i media per un vantaggio politico. Nel loro tentativo di convincere il mondo che l'IDF [le forze armate israeliane. N.d.T.] ha massacrato centinaia di civili nel campo profughi di Jenin durante l'Operazione Scudo Difensivo, hanno usato carcasse animali per riempire l'aria dell'odore nauseabondo di carne putrescente dove era probabile che venissero in visita giornalisti e funzionari delle Nazioni Unite. L'IDF ha filmato questo trucco, così come ha filmato un funerale durante il quale il "corpo" è saltato giù dalla bara ed è scappato via quando un aereo di sorveglianza israeliano si è avvicinato al corteo funebre.

D:
Stai forse dicendo che una tattica del genere è controproducente?
R: No, tutt'altro. Queste figuracce sono eccezioni. I palestinesi hanno un'esperienza eccezionale nel manipolare le immagini che appaiono nei media internazionali. Hanno ricevuto un bonus propagandistico enorme all'inizio della seconda Intifada quando una troupe palestinese che lavorava per la televisione francese ha filmato l'uccisione dell'undicenne Mohammed al-Dura mentre il padre cercava invano di proteggerlo durante uno scontro armato a un incrocio di Gaza. Il video, montato in modo da mostrare l'IDF come crudele e spietato, commentava perfettamente il resoconto palestinese dei fatti. Il Governo Israeliano è caduto nella trappola, emanando le sue scuse prima di aver indagato sui fatti. Mohammed al-Dura, il "ragazzo poster" della Seconda Intifada passerà alla storia come un martire del popolo palestinese, eppure la versione palestinese della morte di Mohammed al-Dura è una menzogna, un'invenzione dei professionisti delle Pubbliche Relazioni palestinesi. Un'indagine scrupolosa dell'IDF, emanata tre settimane dopo il caso e confermata da una troupe tedesca, ha dimostrato che le pallottole che hanno colpito il ragazzo provenivano dai palestinesi che avevano attaccato il posto di guardia israeliano (documentazione di questo e altri episodi nel video “così si disinforma”, link a lato – ndb). Ma il mondo è "stato testimone" dell'uccisione di al-Dura, come descritta dai media: un'atrocità commessa dalle truppe israeliane. Il danno non può più essere rimediato. È impossibile rimettere il dentifricio nel tubetto.

D:
Quando sono entrati in scena questi professionisti delle Pubbliche Relazioni palestinesi?
R: Nel marzo del 1984, Ramonda Tawill, una professionista dell'informazione (divenuta suocera di Arafat quattro anni dopo) ha aiutato l'OLP a istituire l'agenzia di Servizi Stampa Palestinesi (PPS) per fornire assistenza agli inviati e realizzare seminari e corsi in relazioni mediatiche. La PPS si è quindi unita al Centro di Informazioni sui Diritti Umani Palestinese (PHRIC) nello sforzo di cambiare l'immagine dell'OLP da quella di movimento di liberazione stile anni '60 ad organizzazione che combatte per proteggere le vittime degli abusi dei diritti umani israeliani. I seminari del PHRIC istruivano gli "studenti" a deviare ogni intervista verso gli stessi temi - l'occupazione israeliana, gli insediamenti illegali, gli abusi dei diritti umani e il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Quale che fosse la domanda, questi temi andavano ripetuti in continuazione. Lo so per esperienza, perché la nostra agenzia aveva deciso che ogni nuovo giornalista dovesse seguire i corsi della Tawill.
Una delle sue grandi "realizzazioni" avvenne nel maggio del 1985, dopo che Israele rilasciò più di mille terroristi in cambio di sette soldati israeliani. Per sviare i media dai crimini commessi da queste persone, la Tawill allenò questi terroristi liberati a dire di essere stati torturati nelle prigioni israeliane per il loro "attivismo politico" e per "l'appoggio al nazionalismo palestinese". Ho saputo di questa tattica da diversi studenti della Tawill in un corso di giornalismo che ho seguito nel maggio del 1986. Mi hanno spiegato che monopolizzando il tempo del reporter con storie di tortura, i giornalisti dovevano inevitabilmente terminare l' intervista prima di avere il tempo di chiedere ai terroristi il motivo del loro arresto e condanna. A quel tempo, i servizi israeliani non permettevano ai giornalisti di esaminare gli archivi carcerari dei condannati per motivi di sicurezza, così i crimini di questi terroristi sono stati praticamente ignorati nei resoconti giornalistici.

D:
Il PHRIC era realmente ritenuto un'organizzazione per i diritti umani credibile?
R: Assolutamente sì. A metà del 1989 le organizzazioni internazionali per i diritti umani riproducevano di routine le informazioni sviluppate dal PHRIC, la cui sicurezza finanziaria era fornita dalla Fondazione Ford, e che aveva fondato uffici a Chicago e Washington. Rivolgendosi ai giornalisti a Gerusalemme nel novembre del 1989, il portavoce di Amnesty International Richard Reoch ha ammesso che la sua organizzazione considerava l'OLP, che lavora con il PHRIC, come una fonte oggettiva di informazioni "dal momento che l'OLP non è un organismo governativo". Il portavoce dell'ambasciatore mi ha detto nel febbraio del 1989 che il PHRIC aveva credenziali informative "impeccabili".

D:
Come vengono formati oggi i professionisti palestinesi delle P.R., e chi li finanzia?
R: La Società Accademica Palestinese per lo Studio degli Affari Internazionali (PASSIA) svolge corsi e ha prodotto più di 30 manuali "Come si fa" su argomenti quali le pubbliche relazioni, le relazioni con i media, la raccolta fondi, la comunicazione, la lobby e i discorsi in pubblico. PASSIA istruisce gli accademici palestinesi che poi insegnano all'estero come promuovere la loro causa nei campus universitari; inoltre ai palestinesi negli Stati Uniti viene insegnato come scovare la circoscrizione araba in ogni collegio del Congresso e come fare lobby sui membri del Congresso per ottenere sostegno politico ed economico per la causa palestinese. E chi finanzia la PASSIA? L'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), un programma del Dipartimento di Stato, che garantisce più di un milione di dollari ogni anno a PASSIA e ad altre diciotto imprese palestinesi per le relazioni con i media. È stato soltanto a marzo che i membri del Congresso sono divenuti consapevoli di questi aiuti, dopo che un funzionario del Comitato degli Stati Uniti per le Relazioni Internazionali aveva scoperto che USAID stava fornendo ai palestinesi stanziamenti per le relazioni con i media. Un sorpreso Eliot Engel, deputato al collegio di New York, leggendo un manuale di PASSIA ha detto incredulo: "Eccoci qui al Congresso che li paghiamo perché facciano lobby su di noi".

D:
Come hanno fronteggiato gli israeliani questa strategia palestinese di dipingerli come violatori dei diritti umani?
R: Gli israeliani si sono trovati costantemente sulla difensiva. Non sembra riescano ad uscire dalla gabbia in cui li hanno messi i palestinesi. Dipingendo il conflitto come un problema di diritti umani, i palestinesi sono riusciti a convincere molti giornalisti, almeno a qualche livello, che qualsiasi atto di terrorismo contro i civili israeliani non è in realtà un crimine, ma una risposta legittima agli abusi dei diritti umani.

D:
Com'è strutturato il programma di P.R. palestinese, e in cosa differisce da quello israeliano?
R: La principale organizzazione giornalistica palestinese, chiamata "Jerusalem Media and Communications Center" (JMCC), viene finanziata pesantemente dall'Unione Europea e dalla Fondazione Ford. Guidata dal Dr. Ghassan Khatib, persona vicina a Yasser Arafat, il JMCC fornisce ai media stranieri eccellenti servizi professionali - cameramen a buon prezzo, traduttori, fotografi e mezzi di trasporto, così come bollettini di notizie, briefing e persone da intervistare.
Il Governo Israeliano fornisce agli inviati un sacco di bollettini, ma lascia che cameramen e traduttori vengano forniti dal settore privato. Nessuna troupe televisiva israeliana può competere con il JMCC, che gode di fonti di finanziamento estere e che ha in pratica fatto man bassa nel mercato dei servizi alla stampa estera. La stampa estera è totalmente dipendente dal personale tecnico palestinese, che ha una forte influenza sulle immagini e il modo di raccontare le storie che appaiono sui media occidentali.

D:
I palestinesi hanno un rappresentante di P.R. a Washington, DC?
R: Il loro uomo a Washington è Edward Abington, che è stato console degli Stati Uniti a Gerusalemme quando USAID ha cominciato a finanziare PASSIA negli anni '90 e che adesso è registrato e pagato come agente straniero per l'OLP a Washington. Abington coordina le informazioni di JMCC, PASSIA e altre agenzie informative palestinesi e dà un volto moderato alla causa palestinese, cosa che spesso significa controllare i danni. Per esempio, ogni volta che le milizie di Arafat rivendicano un attentato terroristico, l'ufficio di Abington emana immediatamente una dichiarazione ai media in cui nega il coinvolgimento di Arafat. Un caso esemplare: il 20 novembre del 2000, la radio e televisione ufficiali palestinesi (PBC) citavano Fatah, gruppo dell'OLP, come gruppo che aveva rivendicato un attentato a uno scuolabus vicino a Cfar Darom, dove due insegnanti erano stati assassinati e tre fratellini erano stati mutilati. Eppure la CNN disse che l'OLP aveva condannato l'attacco. Chiamai l'ufficio internazionale della CNN ad Atlanta per sapere come mai era stata data questa notizia contraddittoria e la persona che mi rispose, un praticante diciannovenne, mi disse che avevano ricevuto una chiamata dall'ufficio di Abington a Washington, seguita da un fax in cui veniva negato il coinvolgimento dell'OLP.
Abington fornisce al Governo e alla stampa statunitensi anche "traduzioni" dei discorsi di Arafat. Il 15 maggio del 2002, Arafat ha rilasciato un discorso al Concilio Legislativo Palestinese in cui paragonava gli accordi di Oslo al trattato di pace decennale fra Maometto e la tribù ebraica dei Qureish, un trattato che il fondatore dell'Islam ruppe due anni dopo averlo firmato, quando le sue milizie raggiunsero la forza sufficiente per massacrare la tribù ebraica. Il presidente Bush disse che Arafat aveva pronunciato "parole giuste". Quando le nostre agenzie di stampa chiesero se a Bush fosse stato mandato l'intero discorso, i funzionari dell'ambasciata risposero che Bush non aveva ricevuto nessun discorso. Allora abbiamo chiamato l'ufficio di Abington, che ci ha detto che avevano fornito al presidente il discorso già tradotto. Chiaramente il testo fornito dall'ufficio di Abington era arrivato prima di qualsiasi dispaccio dell'ufficio di informazione dell'ambasciata. Le "parole giuste" escludevano per convenienza il messaggio bellicoso di Arafat.

D:
Le organizzazioni mediche e umanitarie palestinesi sono coinvolte nella "guerra dei media"?
R: Come le cosiddette organizzazioni palestinesi per i diritti umani, anche l'Unione dei Comitati Medici di Soccorso Palestinesi (UPMRC), guidata dal Dr. Mustafa Al-Bargouti (fratello del leader dei tanzim di Fatah, Marwan Al-Bargouti, attualmente in carcere), coordina le sue strategie con la Mezzaluna Rossa Palestinese del Dr. Fatchi Arafat, per diffondere notizie infamanti sulla negligenza medica e le torture dei palestinesi da parte di Israele. Ci sono stati anche molti casi di false notizie fornite dalle fonti dell'UPMRC riprese dai media statunitensi. L'11 luglio del 2001, ad esempio, l'Associated Press ha dato notizia di una donna incinta palestinese uccisa a colpi di arma da fuoco ad un posto di blocco stradale israeliano. In realtà la donna non era morta e il dottore che ha riferito la notizia ad AP non l'aveva vista perché si trovava in un'altra città. Il giorno dopo Associated Press si è corretta dicendo che "i soldati israeliani non hanno impedito a una partoriente di superare i posti di blocco, come inizialmente affermato da due medici palestinesi": Un altro caso: a fine maggio, la Radio Pubblica Nazionale ha emanato un rapporto parallelo di un attentato suicida palestinese in un ristorante all'aperto vicino a Tel Aviv che aveva ucciso una bambina piccola e sua nonna, e l'uccisione per errore di una nonna palestinese e di un bambino che l'IDF aveva preso per terroristi che cercavano di infiltrarsi. I medici palestinesi hanno riferito ai giornalisti della National Public Radio americana che i corpi delle vittime palestinesi erano stati bruciati, smembrati e distrutti da un carro armato israeliano. Nel suo servizio la NPR ha riportato queste accuse, non comprovate. Quando ho chiesto notizie al portavoce dell'IDF riguardo a queste accuse, egli ha riso stupito e incredulo che i giornalisti dessero credito a simili fandonie infamanti - ma l'avevano fatto. (Reform judaism online - trad. Valentina Piattelli per amici di Israele, 16.09.02)

barbara




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