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Diario


18 aprile 2006

VOLONTARIATO

Scrivo dal Senegal e sono un volontario (di professione sono bancario) di una piccola organizzazione non governativa (Ong) che attua programmi di adozioni a distanza - ne abbiamo a oggi 394 - e progetti di tipo socio-sanitario ed educativi. Scrivo per manifestare la mia grande delusione circa il mondo del volontariato.
Io pensavo che essere volontario significasse prodigarsi per gli altri, fare di tutto per aiutarli a crescere senza cadere nell'assistenzialismo, ma confrontandomi con altre Ong di spessore «economico» più corposo, mi sono reso conto che in alcuni casi esse non possono definirsi tali in quanto operano con logiche tipicamente aziendali, con orari di ufficio (9-17), sabato e domenica chiuso e tutti in piscina o al ristorante, sempre tra «tubab» (bianchi) e senza la minima integrazione con le popolazioni locali. Sto scrivendo di getto, come mia abitudine, per cui spero che il senso di questa mia sia chiaro un poco a tutti.
Io sono venuto qui con un certo spirito «missionario», come del resto la mia piccola Ong ha nel suo Dna; negli anni sono stati costruiti due laboratori di analisi mediche, oggi gestiti da gente del posto; abbiamo costruito gabinetti nelle scuole ed educato i bambini e le famiglie all'importanza dell'igiene; abbiamo «accompagnato» bambini dalle elementari all'università grazie all'aiuto di tanti in Italia che, come noi, credono in questo. Nessuno di noi, però ha mai ricevuto premi o ha fatto, come si usa dire, «curriculum» della sua esperienza. Spesso la scelta di fare il volontario (ma lo sono veramente?) ha come fine ultimo quello di arricchire il proprio curriculum per cui pensare solo e soltanto alla propria crescita e non a quella delle popolazioni del luogo. Un'affermazione sentita da una persona qui: «questi negri mi hanno proprio rotto, meno male che fra un po' torno». Alla faccia del volontariato.
Ovvio che questa lettera è soltanto un mezzo per sfogare la mia delusione e non è un atto di accusa a tutto il mondo del volontariato, anzi ce ne sono tantissimi sparsi per il pianeta che hanno il mio stesso spirito, però è doveroso segnalare che c'è arrivismo anche in questo settore, e che tanti ragazzi in servizio civile sono sfruttati a uso e consumo del «rampantismo».

Per tutta una serie di motivi che non vale la pena di illustrare, l’autore di questo testo mi ha chiesto l’anonimato.

barbara




permalink | inviato da il 18/4/2006 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (40) | Versione per la stampa
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