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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


23 marzo 2006

IN OLANDA IO NON SAREI SOPRAVVISSUTO

Propongo ancora una volta un testo della straordinaria Giacomina Cassina. Una testimonianza, questa volta, autentica e vissuta.

Manuel nasce cianotico. Non respira. All’ospedale di Valparaiso i medici dicono alla sua mamma che è morto. Glielo levano dalle braccia e lo mettono su un carrellino, nel corridoio, per portarlo nella camera ardente. La signora Polly non ci crede. Esce faticosamente dal letto, prende il suo fagottino di bimbo e lo mette sotto le coperte, lo culla, lo accarezza, lo scalda per un bel po’. Un po’ più tardi, una suora passa a vedere come sta la puerpera e la sgrida anche, dicendole di smettere di piangere, che il Signore ha voluto così e che deve farsene una ragione. La signora Polly apre le coperte e la suora vede che a piangere è invece Manuelito, il “nato-morto”.
Manuel cresce. A tre anni, prende una brutta influenza e il medico gli fa fare degli accertamenti. Scoprono che ha il cuore ipertrofico e dicono che non camperà oltre i 6/7 anni. A 9 anni, per un altro piccolo incidente, lo visitano in un altro ospedale, gli confermano l’ipertrofia cardiaca e diagnosticano la morte prima della pubertà.
Tra i 20 e i 30 anni Manuel lavora in una fabbrica edile e si allena tutti i giorni (pallacanestro e 3.000 metri siepi).
A 31 anni, quando Pinochet fa il golpe, Manuel è il responsabile del “cordon sindical” di Valparaiso. E’ molto conosciuto e viene imprigionato, torturato, portato in un campo di concentramento, rilasciato, ricatturato, reinterrogato, ritorturato, rilasciato di nuovo. Sfugge alla dittatura saltando dentro il giardino dell’Ambasciata italiana. Alla fine del 1974 arriva in Italia e inizia la sua seconda (o terza, o quarta, o quinta?) vita.
Manuel è il mio compagno, ha quasi 64 anni, lavora ancora, corre ancora (4 allenamenti a settimana), ha sempre il cuore ipertrofico e conta di vivere ancora tantissimo.
Ieri sera, dopo aver seguito la trasmissione di Ferrara ha detto una sola frase: “In Olanda io non sarei sopravvissuto”.
Grazie, signora Polly!
Giacomina

Non aggiungo commenti, solo un immenso grazie a Giacomina per i suoi continui, preziosi contributi.

barbara




permalink | inviato da il 23/3/2006 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
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