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Diario


6 marzo 2006

CIUDAD JUÁREZ: PERCHÉ NON SE NE PARLA?

Non sono un’estimatrice particolarmente fanatica di Enzo Biagi, ma ritengo utile riportare uno stralcio del suo articolo pubblicato nell’ultimo numero dell’Espresso.

[...] Ho visto una foto con una grande croce su cui sono conficcati più di 500 chiodi, è una foto che mi ha sconvolto, perché ogni chiodo rappresenta una giovane donna rapita e riapparsa in mezzo al deserto seviziata, violentata, poi uccisa. Questa croce è a Ciudad Juarez, la quarta città del Messico, circa un milione e mezzo di abitanti, al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. [...] È una zona di passaggio, di emigranti, di gente povera che insegue il sogno americano. Oggi Ciudad Juarez viene chiamata dalle donne messicane la città della morte; solo nell'ultimo anno le rapite sono state 200. Delitti che non hanno mai visto una condanna, ma neanche una vera e propria indagine. Si racconta che le cause di questo orrore siano il traffico di organi, videotape estremi, giochi sessuali con morte annessa. Quello che è più grave, raccontano alcuni giornalisti disposti a sfidare la vendetta, è che il governo tollera questa situazione. Sono pochi cronisti che cercano di portare luce in una zona d'ombra. Elena Rivera Morales aveva 16 anni, come Elena Chavez Caldera; Claudia Yvette Gonzales 20 anni, è stata assassinata nel 2001 e il suo corpo fu rinvenuto in un campo di cotone accanto ai resti di altre sette ragazze. Lilia Alejandra Garcia Andrade aveva 17 anni, mentre Elena Guadian, 26 anni, lasciò due bellissimi bambini e di lei non si è mai più saputo nulla. Sono alcuni chiodi di quella croce. [...] E adesso, guardando quella croce di Ciudad Juarez, penso al nostro mondo "civile" che si batte per le quote rosa e non si accorge di quelle giovani donne che vengono uccise perché qualcuno ha il piacere di ucciderle.

Sta durando da molti anni, questa tragedia. Ogni tanto qualcuno ne parla un po’, come Enzo Biagi in circa un quarto di questo scombiccherato articolo, e poi torna a cadere il silenzio. E loro continuano a morire, nel modo più atroce, nell’indifferenza pressoché totale del mondo intero (e Tommaso, nel frattempo, continua a restare nelle mani dei criminali che stanno distruggendo la sua infanzia).



barbara




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