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Diario


28 febbraio 2006

INFERMIERA STUPRATA IN PAKISTAN

Desidero riportare questo articolo di Monica Ricci Sargentini, pubblicato sul Corriere di oggi.

Ogni due ore una violenza sessuale. Ogni otto ore uno stupro di gruppo. Un destino terribile condiviso da molte donne in Pakistan. Mercoledì scorso è toccato a Rubina Kousar, 26 anni, infermiera a Mattrai, una sperduta zona rurale nel Punjab. La ragazza è stata vittima di una vendetta: si era rifiutata di praticare due aborti, una pratica illegale in Pakistan a meno di rischio di vita per la madre. «Per sei mesi mi hanno messo sotto pressione - racconta Rubina -. I familiari delle due donne erano venuti anche a minacciarmi ma non avrei mai pensato che sarebbero arrivati a questo». I violentatori sono arrivati in clinica, hanno legato la guardia di turno e condotto la ragazza nella sua stanza da letto. «Uno di loro mi puntava una pistola alla tempia e mi minacciava. Un’altro mi teneva ferma e, a turno, mi violentavano» ha raccontato Rubina in lacrime alla polizia. Gli agenti hanno arrestato tre sospetti Allah Nawaz, 24 anni, suo fratello Malik Riaz, 34, leader del consiglio locale, e un loro amico, Mohamed Ashraf, 25 anni. Ma difficilmente Rubina riuscirà ad avere giustizia. Anzi la ragazza rischia la galera. I tre, infatti, negano tutto. E la legge Hudood , approvata nel 1979 durante il regime del generale Zia-ul-Haq, è sicuramente a favore dei violentatori. La vittima dello stupro, per essere creduta, deve trovare quattro testimoni disposti a confermare la violenza. In più rischia di essere accusata di aver avuto rapporti sessuali fuori dal matrimonio, un reato (Zina) punito con la lapidazione.
La storia si ripete. Rubina oggi come Mukhtaran Mai nel 2002, violentata da un gruppo di uomini di una famiglia «rivale» su ordine degli anziani del suo villaggio a 500 chilometri da Islamabad. Mukhtaran alla fine ha avuto giustizia. Un tribunale condannò a morte sei membri di quella famiglia, lo scorso marzo ma a giugno la Corte Suprema ha rovesciato il verdetto e gli stupratori sono tornati in carcere. A Priya, 13 anni, è andata peggio. Violentata da un vicino di casa è finita in carcere per rapporti extraconiugali. E suo padre è stato arrestato per aver riportato alla polizia un falso stupro (Qazf). Il caso è stato denunciato da Amnesty international.
Il presidente del Pakistan Pervez Musharraf è sotto pressione perché cambi la famigerata legge Hudood ma gli islamici più radicali si oppongono. E anche Musharraf non sembra tanto convinto. Lo scorso settembre a Islamabad centinaia di donne sono scese in piazza per protestare contro una sua frase, pronunciata negli Stati Uniti: «Oggi in Pakistan se vuoi andare all’estero e ottenere un visto per il Canada basta che ti fai stuprare».




E ora forza, anime belle: guardate questa ragazza, guardatela bene in faccia, e poi andatele a dire – a lei, non a me – che questa è la loro cultura e dunque va bene così. Andatele a dire – a lei, non a me – che noi non faremo niente, perché la nostra cultura non è meglio della sua. Andatele a dire – a lei, non a me – che noi non abbiamo obiezioni, perché noi abbiamo le prostitute per strada e le ragazze mezze nude in televisione. Ma mi raccomando, guardatela bene negli occhi, mentre glielo dite.

barbara




permalink | inviato da il 28/2/2006 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa
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