.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


11 febbraio 2006

IL CHE CHE NON C’È

Le pazze e il Che

I miei migliori amici sono omosessuali. Anche mio fratello e mia sorella lo sono. Senza dubbio, non dovrei iniziare questo articolo chiarendo la mia posizione se criticare certe idee frivole o posture ideologiche dei gay non fosse considerato politicamente scorretto.

Durante le ultime vacanze estive, ho incontrato molti ragazzi con magliette che mostravano la famosa immagine del Che del fotografo cubano Corda (anche se si dice che i diritti d'autore vengono riscossi dalla dittatura castrista da chissà quanto tempo). Mi sono avvicinata ai ragazzi e ho potuto constatare dalle loro conversazioni e dal loro modo di muoversi che nelle loro anime albergava la "bayamesa", uno dei tanti modi poetici che usiamo noi cubani per descrivere le caratteristiche effeminate degli uomini.
Vivo nel Marais, quartiere parigino bohemienne nel quale abita una buona parte della comunità omosessuale, maschile per la maggioranza, dove c'è un grande fiorire di boutiques dedicate a questo genere.
Intellettuali borghesi, negozianti ebrei, librai e commercianti culinari si spaventano per l'invasione di negozi cinesi, traiteurs asiatici e locali notturni per omosessuali. Amo il mio quartiere per la sua amalgama di generi, ma non posso sopportare la troppa frequenza di magliette con l'immagine del Che, che invadono le vetrine dei negozi di abbigliamento per "mariposas" (altra licenza poetica per indicare i gay). Il Che in tutti i colori e a prezzi esorbitanti.
All'inizio dell'anno ho organizzato un'esposizione di disegni erotici del mio amico Ramón Unzueta, pittore cubano, in una delle mie librerie preferite, Les Mots à la Bouche. Alcuni mesi dopo, sempre nello stesso posto, firmavo esemplari del mio romanzo "Lobas de mar" tradotto in francese. Mi sono affezionata molto al libraio, Walter Alluch. E' un uomo alto, attento, servizievole, che quando mi consiglia un libro colpisce sempre nel segno. E' stato il caso di "La mauvaise vie" di Fréderic Mitterrand, autore che ammiro da quando faceva quei meravigliosi programmi sul cinema francese alla televisione. L'autobiografia di Fréderic Mitterrand è un gioiello letterario e umano e, visto che mi ha intervistato alcune volte, abbiamo potuto conversare su Cuba. Il suo punto di vista sulla dittatura è chiarissimo. Mi affascina rimanere rincantucciata in un angolo della libreria e guardare i film e gli album erotici. Mi sono sorpresa quando, curiosando tra i dvd, mi sono imbattuta in un film porno girato a Cuba, sulla cui copertina sorrideva un giovane cubano, nudo dalla cintura in giù, che mostrava le sue parti intime (e che parti)! Aveva il busto coperto, non poteva essere altrimenti, da una maglietta con la figura del guerrigliero su sfondo nero. Mi sono detta: "Eccolo là, l'uomo nuovo!" Oggi ho incontrato una giovane "checca" asiatica, mani sui fianchi, dimenarsi di anche e occhiolino languido. Ovviamente portava una maglietta "chea", che a Cuba vuol dire ridicola. Non ho potuto contenermi, le ho chiesto se sapeva chi era il Che. Ha sorriso timidamente senza rispondermi.
Arrivata a casa ho chiamato un amico omosessuale. Mi ha spiegato che questa euforia "culattona" (parola sua!) per il che deriva dal film di Walter Salles. Nel maggio del 2004 si proiettava al festival di Cannes "I diari della motocicletta", il cui tema è il viaggio e la scoperta personale del continente latinoamericano di due giovani a bordo di una vecchia moto, Ernesto Guevara, 23 anni, studente di medicina, e Alberto Granado, 29 anni, biochimico. Il mio amico mi spiega che un numero rilevanti di omosessuali hanno dedotto che il Che era una "checca" perché nel film era interpretato da Gael García Bernal, che nello stesso periodo interpretava la parte dell'omosessuale nel film di Almodovar "La mala educaciòn".
La contraddizione è lampante. Il guerrigliero argentino odiava gli omosessuali e li ha perseguitati in ogni modo possibile a Cuba e ora è diventato, dopo essere stato l'eroe del maggio francese, il martire dell'orgoglio gay. Curioso. Il personaggio più omofobico che hanno partorito le rivoluzioni del Novecento ha finito per essere adorato da questo pubblico consumatore di fanatismi di sinistra.
Propongo un esempio apparso su "El Nuevo Herald digital" il 28 dicembre 1997, che ci spiega come assassinava il Che. Il suo autore è Pierre San Martin.
"Erano gli ultimi giorni del 1959. In quella cella fredda e scura sedici prigionieri dormivano per terra e noi altri sedici rimanevamo in piedi per permettere loro di sdraiarsi, ma questo non ci preoccupava, l'unico nostro pensiero era che eravamo vivi e questo era l'importante. Vivevamo ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo senza sapere cosa sarebbe successo l'attimo seguente.
Un'ora prima del cambio della guardia sentimmo la porta di ferro aprirsi e lanciarono una persona nella già affollata cella. Con l'oscurità non potemmo renderci conto che era un ragazzino di dodici, massimo quattordici anni.
- E tu perché sei qui?- chiedemmo quasi all'unisono.
- Perché ho provato a difendere mio pare, ma l'hanno fucilato ugualmente, quei figli di puttana.- ci rispose, guardandoci con la faccia ferita e insanguinata.
Ci guardammo per cercare una risposta consolatrice per il ragazzo, ma non la trovammo. Avevamo già tanti problemi... Erano già due o tre giorni che non si fucilava e cominciavamo a sperare che quell'incubo fosse finito. Le fucilazioni sono impietose, ti tolgono la vita quando più la necessiti per te e per i tuoi cari, senza ascoltare i tuoi desideri di vita.
La nostra allegria durò poco. La porta si aprì di nuovo e chiamarono dieci di noi, compreso il ragazzo. Non li avremmo più rivisti. Come si poteva togliere la vita a un ragazzino in quella maniera? O forse ci sbagliavamo, forse stavano per liberarci? Vicino al muro dove si fucilava, con le mani sui fianchi, camminava l'abominevole Che Guevara.
Diede l'ordine di portare per primo il ragazzo e gli ordinò di inginocchiarsi. Tutti gli gridammo di non fare quel crimine e ci offrimmo al posto del condannato. Il ragazzo disubbidì, con un coraggio indescrivibile rispose all'infame figuro:
- Se mi devi uccidere devi farlo come si fa con gli uomini, in piedi, e non in ginocchio come i vigliacchi.
Andandogli dietro, il Che ribatté: - Vedo che sei un giovane valoroso...
Sfoderò la pistola e gli sparò un colpo alla nuca che quasi gli tagliò il collo.
Tutti gridammo: "Assassini, vigliacchi, miserabili" e molto altro. Si girò verso la finestrella da cui provenivano le grida e svuotò il caricatore. Non so quanti ne uccise e ferì.
Ci rendemmo conto di questo incubo, dal quale non potremo mai svegliarci, dopo un po', nell'ospedale Calixto García, dove ci avevano portati feriti. Capimmo dopo non so quanto tempo che la nostra unica salvezza era la fuga, la nostra unica speranza di sopravvivere".
Cito integralmente questa testimonianza perché la comunità gay, con la quale mi identifico e con la quale solidarizzo, si renda conto che esibire l'immagine del Che come moda costituisce un insulto per molte delle sue vittime, fra le quali grandi scrittori gay cubani, per esempio Virgilio Piñeira e Reinaldo Arenas.
Senza contare i bambini che sono cresciuti traumatizzati dalla famosa frase: "Saremo come il Che". Vale a dire, guerriglieri e terroristi.

à bientôt,
Zoe Valdes (scrittrice cubana esiliata a Parigi) (fonte)



barbara




permalink | inviato da il 11/2/2006 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 5728195 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA