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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


9 febbraio 2006

ULTIMA, E POI NON NE PARLO PIÙ (FORSE)

Qualche considerazione, qualche riflessione, qualche citazione di frasi raccattate qua e là. Credo, innanzitutto, sia opportuno ricordare che le vignette che hanno scatenato l’improvvisa esplosione di rabbia sono state pubblicate mesi fa. Che la lingua danese non è così tremendamente diffusa da poter ragionevolmente pensare che milioni di musulmani in tutto il Medio Oriente leggano abitualmente le pubblicazioni in tale lingua e scoprano, così, per caso, che vi sono pubblicate cose offensive nei loro confronti. Che insurrezioni che scoppiano contemporaneamente in posti lontani l’uno dall’altro, esattamente come gli incendi con più focolai, sono sempre di per sé sospette.
Si possono poi trovare, girando per la rete, osservazioni intelligenti e interessanti. Concrocorrente (link a lato), per esempio, dimostra che la raffigurazione di Maometto non è né proibita, né inusuale nel mondo islamico. Watchdogs (link a lato) osserva genialmente: «
Del resto, ditemi: chi, in Palestina, in Siria o in Iran, non ha in casa, in un cassetto del comò, la bandiera danese per ogni evenienza?» mentre wondercozza, in un commento da sannita (link a lato), scrive: «
certo la sottile incoerenza del bruciare le ambasciate per dimostrare che i musulmani non sono per niente violenti, in risposta alla testa di Maometto a forma di bomba, non vi sarà sfuggita». Considerazioni ancora più decisive, per indicarci come interpretare ciò che sta accadendo, ce le fornisce come al solito Magdi Allam: «La figura centrale di Abu Laban, noto anche ai servizi segreti italiani per i suoi rapporti con la moschea di viale Jenner a Milano, sconfessa ancora una volta il luogo comune sulla natura reattiva dell'ondata di violenza e di terrorismo esplosa ben cinque mesi dopo la pubblicazione delle discusse vignette che ritraggono il profeta Mohammad (Maometto). Chiarendo che non c'è un rapporto di causa ed effetto tra la presunta blasfemia e il terrorismo. [...] Non solo il quotidiano Jyllands-Posten, sotto accusa per la pubblicazione delle vignette lo scorso 30 settembre, ha ospitato le opinioni polemiche di esponenti islamici, ma questi ultimi hanno effettivamente intentato una causa al giornale per diffamazione e blasfemia, un reato contemplato dal codice danese. Ma evidentemente l'obiettivo non è una soluzione civile che concilii il diritto alla libertà d'espressione con il rispetto dei simboli della religione, o comunque affidata alla sentenza di un tribunale.
«Noi vogliamo internazionalizzare la vicenda affinché il governo danese si renda conto che le vignette non hanno offeso solo i musulmani della Danimarca ma anche i musulmani di tutto il mondo», sostenne Abu Laban il 18 novembre al sito integralista www.islam-online.net . Ed è così che dopo aver aizzato i militanti islamici in Danimarca, Abu Laban è partito al Cairo, dove è stato ricevuto dal segretario della Lega Araba Amr Moussa e dal grande imam dell'università islamica di Al Azhar Sayyed Tantawi. Poi si è recato in Arabia Saudita e infine nel Qatar, accolto a braccia aperte dallo sheikh Youssef Qaradawi, leader politico e spirituale dei Fratelli Musulmani d'Europa. Quest'ultimo, lo scorso 3 febbraio, ha emesso una fatwa che legittima l'uccisione dei vignettisti e dei direttori di giornali che avrebbero offeso il profeta Mohammad».
Ecco, mettendo insieme tutto questo, credo che chiedersi se fosse o non fosse opportuno pubblicare le vignette diventi cosa del tutto oziosa: chi freddamente, lucidamente, ha scatenato questa sollevazione programmata a tavolino, non aveva affatto bisogno del pretesto delle vignette. Sappiamo (purtroppo) per antica esperienza che questi fabbricanti di assassini non hanno bisogno né di motivi, né di pretesti. Quanto è giunto il momento di scatenare una nuova battaglia della guerra santa, se il pretesto non c’è lo si inventa, si diffonde abilmente una notizia falsa che, si sa benissimo, nessuno degli interessati controllerà. È già successo altre volte, succederà ancora, sarebbe successo ora se non ci fossero state quelle vignette, pubblicate mesi fa, da rispolverare perché improvvisamente diventate utili. Autocensurarci o scusarci serve solo a dimostrare che abbiamo un tale terrore di loro, che ci potranno sottomettere senza neanche doversi prendere al briga di combattere. Serve, anche, a dimostrare che siamo già talmente dhimmi nell’anima, che non dovranno fare alcuna fatica per imporcelo.

barbara




permalink | inviato da il 9/2/2006 alle 0:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (59) | Versione per la stampa
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