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Diario


1 febbraio 2006

LE FINANZE DI HAMAS

È di oggi la notizia che i paesi occidentali dovrebbero sospendere i sussidi ai palestinesi, se Hamas non modifica le sue intenzioni, secondo cui dovrebbe cancellare Israele dal mondo. La cosa non avrebbe importanza se questi sussidi non costituissero, più o meno, un terzo delle entrate dell’Anp e se una buona parte di questo denaro non servisse a pagare impiegati e poliziotti (cioè gente armata). Sicché il rifiuto dei capi di Hamas di piegare la testa ed arrendersi alle necessità economiche appare come un atteggiamento delirante. Che cosa scegliere, fra la guerra civile, la fame, la rivolta, e l’allineamento su ciò che impongono tutti gli stati donatori? E stavolta perfino quella medusa chiamata Onu?
La spiegazione di questo atteggiamento risiede tuttavia – come sempre – nella storia.
Il popolo palestinese è stato per molti anni viziato dalla comunità internazionale. Si è trovato a vivere come quei bambini che si sentono sgridare da mattina a sera, a cui tutti raccomandano di comportarsi bene, ma che non sono mai puniti se si comportano male. Come si può ragionevolmente chiedere il disarmo ad un paese in cui il primattore (Arafat) fu autorizzato a parlare all’Onu con una pistola in mano? Come si può parlare di principi giuridici ad un popolo sconfitto che, da oltre cinquant’anni, parla di “diritti legittimi dei palestinesi”, dimenticando che gli sconfitti non hanno alcun diritto? Come si può minacciare un popolo che, da decenni, crede d’avere l’esclusiva delle minacce, rilanciando sempre, malgrado le sconfitte, come se fino a quel momento si fosse limitato e potesse fare di più in futuro? Come si può ragionare con un gruppo etnico che esalta gli attentati suicidi contro vittime civili, che veste i bambini da shahid, con finte cinture esplosive e kalashnikov di legno, e che ha considerato un grande statista quell’Arafat che, nel corso dei decenni, ha sempre appoggiato la causa sbagliata? Come si può chiedere un po’ di realismo ad un popolo ha creduto gli fosse sufficiente cancellare Israele dalla carta geografica per credere che presto i suoi rappresentanti si sarebbero insediati nei palazzi del potere di Tel Aviv e di Gerusalemme?
La critica non va ai palestinesi ma ai loro leader. Le mille sconfitte e la realtà di una miseria generalizzata sono stati il risultato di una dirigenza folle e disinteressata del benessere della gente. Essa non ha insegnato che non si può mordere la mano che ci nutre. Anche se è vero che quella mano si è lasciata spesso mordere senza reagire. I capi non hanno mai raccomandato la moderazione ad una regione che, non che essere in grado di attaccare gli altri, deve tendere la mano per sopravvivere. Tanto che se l’Occidente per una volta veramente si accigliasse, non sarebbe più in grado di sopravvivere economicamente, fino a rischiare la sedizione della polizia che prima era pagata da al Fatah.
Nessuno può augurarsi un bagno di sangue e probabilmente si arriverà ad un aggiustamento. Il Quartetto (Onu, Russia, Stati Uniti, Ue) difficilmente avrà il coraggio d’interrompere subito i finanziamenti. Si dice di già che bisogna aspettare la costituzione del nuovo governo (come se potesse essere diverso da un governo dominato da Hamas), aspettare questo ed aspettare quello. Non si vuole approfittare dell’occasione storica di riportare quella regione con i piedi per terra e finalmente darle, con questo, un’effettiva speranza di pace. Viene permesso ai palestinesi di continuare ad andare contro la logica e contro la realtà.
Di buone intenzioni è lastricata la via che conduce all’inferno.
di Gianni Pardo, su capperi!

Aggiungo, a questo splendido articolo, qualche osservazione mia. Prevedo che quel “gli sconfitti non hanno alcun diritto” possa suscitare lo sdegno di qualche anima bella. Ebbene, non si tratta di cinismo dell’autore, ma di pura e semplice realtà storica. La Germania, sconfitta nella seconda guerra mondiale, ha perso alcune province, passate alla Polonia: si è mai sentito qualcuno reclamare che le vengano restituite? L’Italia, sconfitta nella stessa guerra, ha perso l’Istria e la Dalmazia: sentito parlare di marce di solidarietà e movimenti e iniziative e boicottaggi e finanziamenti perché le suddette terre ritornino al legittimo (?) proprietario? Qualcuno si è mobilitato per le centinaia di migliaia di profughi italiani scappati, più o meno, coi vestiti che avevano addosso, lasciando lì case e terre e proprietà di ogni genere? Qualcuno ha chiesto risarcimenti per loro o, addirittura, un fantomatico “diritto al ritorno”? Qualcuno si è stracciato le vesti per l’Austria che, sconfitta nella prima guerra mondiale, ha perso addirittura un impero che si estendeva su mezzo continente? Qualcuno ci vorrà un giorno spiegare per quale strano motivo tutto ciò che vale per tutti i popoli della terra deve essere messo in disparte quando sono in gioco i palestinesi? Naturalmente non mi permetto di pensare che la cosiddetta causa palestinese stia così a cuore a tanta gente perché dall’altra parte della barricata ci sono degli ebrei ... Naturalmente non oserei mai sospettare che tutte queste ondate d’amore per i palestinesi servano in realtà a nascondere ondate di odio antiebraico ... naturalmente ...


barbara




permalink | inviato da il 1/2/2006 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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