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Diario


27 gennaio 2006

CHI È ABU MAZEN 6

CONTINUA LA POLITICA DEL DOPPIO BINARIO

Premio di poesia per la kamikaze, gaffe per il governo palestinese

"Ora tocca ai palestinesi l'onere della prova. Devono combattere le organizzazioni terroristiche, smantellare le strutture del terrorismo e dimostrare sincere intenzioni di pace per poter sedere con noi al tavolo negoziale. Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi". Si era rivolto così Ariel Sharon alla nazione israeliana il 15 agosto. E Abu Mazen raccontava di volere fermare il terrorismo perché assicurava di avere capito che i palestinesi "adesso dovevano farla finita di distruggere e ricominciare invece a ricostruire il proprio destino". Parole, forti come quelle che si dicono nei momenti in cui la storia di un paese sta per cambiare. E se si tratta di un paese tenuto in ostaggio per 40 anni dalle bande armate dei terroristi e dall'ambiguità di un profittatore come Arafat, parole di grande speranza. Peccato però che la pratica smentisca sempre la teoria, quando si parla di uomini politici palestinesi.
Nei giorni del ritiro, esattamente lunedì 21 agosto, il ministero della Cultura dell'Autorità palestinese aveva appena pubblicato il suo "Libro del Mese", cioè una raccolta di poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile dell'assassinio di 29 israeliani innocenti. Hanadi Jaradat viene definita "Rosa della Palestina, Iris del Carmelo, Martire di Allah". La poesia a lei dedicata si concludeva così: "Oh, Hanadi! O Hanadi! / Fa' tremare la terra sotto i piedi del nemico! / Fallo esplodere!". Non è un'iniziativa privata, ma di un ministero palestinese finanziato dall'Unione europea e dalle Nazioni unite. E questo va sempre sottolineato. Il libro è stato distribuito come supplemento speciale del quotidiano Al-Ayyam. Non basta, il giorno dopo un articolo del quotidiano ufficiale dell'Anp, Al ayat al jadida, informava i palestinesi che Hamas adesso sta reclutando donne per la guerriglia. "Non possono fare le kamikaze - diceva l'articolo - perchè una fatwa dei fratelli musulmani glielo proibisce, ma ci sono tante altre maniere di far parte della jihad come lanciare missili kassam, far parte di battaglioni armati che possono tendere imboscate ai militari israeliani.." e così via.
La politica del doppio binario scelta nel 1964 da Arafat sembra ben lungi dall'essere andata in pensione. E il doppio standard comprende anche la doppia comunicazione: quando si parla in arabo alla propria gente il linguaggio è la propaganda armata e la predicazione d'odio, quando si parla, di solito in inglese, alle tv straniere, ai media inglesi e alla stessa al Jazeera che oramai la vedono tutti in tutto il mondo con una parabola da 150 euro allora si ritorna alle rassicurazioni su una pace imminente. Sempre chiedendo a Israele di fare di più.
Ma loro, i palestinesi, che faranno per fermare il terrorismo? Per ora a parte le chiacchiere e le gaffe che contraddicono le tante promesse si è visto ben poco. E mentre hezbollah si sta approfittando del caos in atto a Gaza e nella West bank per rosicchiare un po' di territorio a sud del Libano da cui lanciare i propri attacchi assassini a Israele, un altro poco encomiabile palestinese, Abdallah Azzam, un terrorista tanto per cambiare, per fortuna ucciso in un omicidio mirato da Israele alcuni anni fa, diventa il simbolo di una nuova filiale di Al Qaeda: quella in Giordania.
Infatti la branca di Al Qaeda che agisce in Giordania e che ha rivendicato qualche giorno fa il doppio attacco al porto giordano di Aqaba e all'aeroporto israeliano di Eilat (bilancio un morto tra i soldati giordani di stanza al porto di Aqaba) ha preso il proprio nome di battaglia da questo ideologo dell'odio che in passato fu considerato il vero e proprio maestro ideologico di Osama bin Laden. Azzam infatti è stato prima un imam della fratellanza musulmana e poi uno dei fondatori di Hamas.
Era un uomo che aveva molta influenza persino sullo sceicco Ahmed Yassin e la sua opera intrisa d'odio e fanatismo è adesso diffusa in tutti i territori amministrati dall'Anp. Poi venne ucciso da Israele con un missile teleguidato. Da allora non solo è diventato un eroe per tutti i terroristi palestinesi ma anche per quelli che stanno cercando di esportare il terrorismo islamico in tutto il resto del mondo. Ecco oggi il mondo chiede ai palestinesi, oltre che di rompere con la lotta armata e con il terrorismo, di scegliersi altri simboli da commemorare e di altri esempi da esportare in tutto il resto del mondo islamico. Finché questa doppiezza e questa ipocrisia non sarà per sempre finita e bandita dalla loro cultura, parlare di pace sarà solo un esercizio di retorica e finirà per dare ragione a chi (tra cui Daniel Pipes) ha messo in guardia gli israeliani dal fare concessioni "gratis" come il ritiro da Gaza che potrebbe avere le stesse controindicazioni di quello dal sud del Libano nel 2000. All'epoca il terrorismo si moltiplicò perchè i capi della guerriglia si vendettero il passo diplomatico di Israele come una resa senza condizioni alla guerriglia degli hizbullah. Oggi la storia rischia di ripetersi.
di Giorgio De Neri
(L'Opinione.it, 27 agosto 2005)

La notizia dell’ultima ora è che Hamas ha vinto le elezioni palestinesi, e il mondo intero si straccia le vesti, preoccupato, come minimo, disperato, in molti casi. Ma davvero pensiamo che ne valga la pena? Davvero siamo convinti che se avesse vinto Al Fatah, guidato da Mahmud Abbas, nome di battaglia Abu Mazen, la pace avrebbe qualche chance in più? Chi, dopo questi sei significativi ritratti del “pragmatico” e “moderato” e “uomo del dialogo” Abu Mazen non fosse ancora sufficientemente convinto, è cortesemente invitato a cliccare il link della costituzione di al Fatah, qui a lato: non la incollo qui, perché sono certa che qualcuno mi verrebbe a dire che “quella è roba vecchia”, e che “ho fatto bene a postare quella roba perché così si vede ancora meglio quanto siano cambiate le cose”, e che “è ora di smetterla di rimuginare sul passato, adesso è tempo di guardare avanti”. Quindi niente copia/incolla. Andate a leggerla nel suo sito, così avrete la certezza che quella è la costituzione di Al Fatah in vigore OGGI. Oltre un anno dopo che è morto Arafat. Oltre un anno dopo che il partito e l’Autorità Nazionale Palestinese sono stati presi in mano dal moderato, pragmatico, uomo del dialogo Mahmoud Abbas, NOME DI BATTAGLIA Abu Mazen. Buona lettura.

Oggi è il 27 gennaio, stabilito da una legge del parlamento italiano come giornata della Memoria. Io non l’ho celebrata. Un po’ perché io non ho giorni fissi per ricordare ciò che ricordo in tutti i giorni dell’anno. Un po’ perché ritengo che tentare di tenere in vita gli ebrei vivi sia, se non più importante, sicuramente più urgente che ricordare gli ebrei morti. Parlerò anche di loro, certo. Presto. Ma oggi no. Invito comunque tutti coloro che preferiscono le date canoniche a guardare questo stupendo filmato preparato dal bravissimo Domenico.

barbara




permalink | inviato da il 27/1/2006 alle 21:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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