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Diario


26 gennaio 2006

CHI È ABU MAZEN 5

La televisione palestinese: Non abbiamo rinunciato a Netanya e Tel Aviv

Nonostante le reiterate promesse alla cerimonia di Sharm el-Sheikh, l’impegno di Abu Mazen di fermare l’incitamento alla violenza e all’odio sulla televisione ufficiale dell’ANP è già stato violato venerdì scorso.
Alla fine di gennaio Abu Mazen ha visitato gli studi della televisione palestinese, istruendo il direttore di attenuare l’incitamento così come i programmi troppo complimentosi nei suoi confronti. Venerdì scorso la televisione palestinese ha trasmesso un sermone che espone il progetto di distruzione dello stato ebraico. Il Palestinian Media Watch (PMW) ha tradotto in inglese e pubblicato il sermone.
Il direttore di PMW Itamar Marcus ha spiegato: «L’Autorità Palestinese, nei suoi messaggi in arabo al proprio popolo, ha sempre negato il diritto di Israele ad esistere, e ha spesso presentato il processo di pace come una tattica che porterà alla distruzione di Israele. Questo obiettivo è stato ripetuto venerdì, alla televisione dell’Autorità Palestinese, nel sermone ufficiale».
Il sermone è stato pronunciato dall’imam Ibrahim Muydris. L’imam ha spiegato che il limite del processo diplomatico è che esso può riconquistare solo i confini di Israele del 1967. Ha detto che in una seconda fase l’ANP conseguirà il suo obiettivo della completa distruzione di Israele – il “ritorno ai confini del 1948” e le città di “Haifa, Jaffa, Lod, Ramla, Natanyah [Al-Zuhour] e Tel Aviv [Tel Al-Rabia]”.
Quello che segue è il testo del sermone del venerdì, trasmesso dalla televisione ufficiale dell’ANP il 4 febbraio 2005.
«Non amiamo nessuna terra più della terra di Palestina. Se gli ebrei non ci avessero espulsi da essa con i loro aerei, con i loro carri armati, con le loro armi, con i loro tradimenti, noi non ti avremmo mai lasciata o Palestina (Cita Maometto, che ha promesso che sarebbe ritornato alla Mecca come conquistatore).
Noi ti diciamo, Palestina, che ritorneremo a te, ad Allah piacendo. Noi ritorneremo in ogni villaggio, in ogni città, e ad ogni granello di terra che sia stato bagnato dal sangue dei nostri nonni e dal sudore dei nostri padri e delle nostre madri. Ritorneremo, ritorneremo. La nostra volontà di ritornare ai confini del 1967 non significa che abbiamo rinunciato alla terra di Palestina. No!
Noi vi chiediamo: abbiamo diritto ai confini del 1967? Ne abbiamo il diritto. Perciò realizzeremo questo diritto con qualunque mezzo si renda necessario. Noi possiamo essere in grado di usare la diplomazia per tornare ai confini del 1967, ma non saremo in grado di usare la diplomazia per ritornare ai confini del 1948.
Nessuno al mondo riconosce i confini del 1948 [prima dell’esistenza di Israele]. Pertanto ritorneremo ai confini del 1967, ma ciò non significa che abbiamo rinunciato a Gerusalemme, Haifa, Jaffa, Lod, Ramla, Natanyah [Al-Zuhour] e Tel Aviv [Tel Al-Rabia]. Mai.
Ritorneremo ad ogni villaggio da cui siamo stati espulsi, ad Allah piacendo. Tutte le leggi internazionali negano i veri confini palestinesi. Noi potremmo essere d’accordo, ma in nome di Allah, il sangue dei nostri nonni esige che ritorniamo ad essi [confini]. Il sangue dei vostri padri è stato versato lì, nei villaggi, ad Ashqelon, ad Ashdod, a Hirbia [un villaggio fra Gaza ed Ashqelon, dove oggi sorge il kibbuz Zikim] e in altri luoghi, centinaia di villaggi e città. [Il loro sangue] lo pretende da noi, e maledirà chiunque conceda un granello di terra di quei villaggi.
La nostra approvazione a tornare ai confini del 1967 non è una concessione sui nostri diritti. No! Questa generazione non può raggiungere questo traguardo, ma verranno altre generazioni, e la terra di Palestina esigerà che i palestinesi ritornino come Maometto è ritornato: da conquistatore».

(Palestinian Media Watch, 9.2.2005. Traduzione mia)

barbara




permalink | inviato da il 26/1/2006 alle 23:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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