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Diario


23 gennaio 2006

ABBATTERE ISRAELE SENZA UNA BATTAGLIA

di Ze'ev Schiff, settembre 2002

Il problema di come battere Israele senza dover pagare un prezzo pesante, è il soggetto su cui gli strateghi arabi continuano a focalizzare le loro energie.
Gli Arabi hanno tentato di sconfiggere Israele lanciandole una guerra dopo l'altra, ma anche se l'hanno colto impreparato non sono riusciti a distruggerlo. Un'altra strategia che hanno tentato è la via delle guerriglia, del terrorismo e della sollevazione popolare. Anche questa strategia è risultata fallimentare o almeno non ha portato al successo sperato, né durante il periodo dei fedayn degli anni 50, e neanche nel periodo della Intifada organizzata dall'OLP.
Quando Israele decise di ritirarsi dal sud del Libano, senza raggiungere nessun accordo, per la pressione terroristica degli Hezbollah, questo fu percepito nel mondo arabo, e specialmente tra i palestinesi come una vittoria. Quel ritiro israeliano ha alimentato l'immaginario di molti arabi che oggi cullano l'idea che la miglior strategia per sconfiggere Israele è operare secondo il modello degli Hezbollah.
Recentemente si comincia a parlare di una strategia differente, che si potrebbe chiamare l'infiltrazione demografica. Questa strategia è stata presentata in due articoli apparsi nel giornale Al Hayat che si stampa a Londra. Il loro autore è Wahid Abd Al-Magid, editore del rapporto strategico annuale, pubblicato dal prestigioso centro di studi politici strategici egiziano: Al 'Aharam. Secondo Al-Magid, il successo di questa strategia dipende in larga misura, ma non esclusivamente, dagli arabi attualmente cittadini israeliani. Per questo lui chiama tutto il mondo arabo a mostrare un atteggiamento più favorevole nei confronti degli arabi che vivono in Israele perché prevede che entro il 2035 loro costituiranno la maggioranza della popolazione in Israele.
Ma, lui sostiene che non c'è bisogno di aspettare e di fidarsi solamente della crescita demografica degli arabi. Lui consiglia di accelerare il processo tramite un'ondata d'infiltrazione demografica che deve essere favorita da tutto il mondo arabo. Quest'ondata deve portare ad infiltrare in Israele decine di migliaia di palestinesi, i quali dovrebbero sposare delle donne che fanno parte della popolazione araba rimasta in Israele dopo il 1948, e quindi con cittadinanza israeliana. Quest'autore si richiama certamente all'ondata di stupore che ha colpito i palestinesi e gli arabi di fronte all'ondata dell'immigrazione di massa degli ebrei dall'Unione Sovietica verso Israele, un'ondata che ha ristretto il margine favorevole agli arabi in questa corsa demografica con gli ebrei. Così lui propone che insieme all'infiltrazione demografica gli arabi dovrebbero sabotare gli sforzi dell'Agenzia Ebraica di persuadere gli ebrei a trasferirsi in Israele. Gli arabi dovrebbero "chiarire" ai candidati ebrei per l'immigrazione in Israele che i pericoli e le fatiche di vivere in Israele superano di gran lunga le difficoltà nei loro paesi d'origine.
Secondo Al-Magid, la spontanea corrente d'infiltrazione demografica araba verso Israele non è sufficiente. Lui propone di pianificare ed organizzare quest'infiltrazione specialmente dalla Giordania e dall'Egitto. In linea con il suo obbiettivo lui incita la creazione di una Palestina che sarà araba, piuttosto che uno stato multietnico: "La Palestina araba, i cui residenti ebrei potranno vivere sotto le ali della nostra cultura araba, e fruire di uno status di pari dignità, non saranno più oppressori o oppressi".
L'autore ha sfortunatamente dimenticato di spiegare a quale cultura si riferisce. Parla della cultura araba attualmente in vigore in Algeria, Arabia Saudita, Sudan, Siria o Libano?
Per raggiungere questo scopo Abd Al- Magid sostiene che si dovrà esercitare su "Tel-Aviv" della pressione esterna per ridurre la sua capacità di intraprendere le misure necessarie per porre fine, o ridurre la minaccia demografica. Lui propone che se Israele tenta di prevenire quest'ondata di infiltrazione demografica bisognerebbe accusarlo di razzismo.*
Nel frattempo una forma d'infiltrazione demografica si sta già attuando. Questa varietà di infiltrazione demografica araba non ha la caratteristica di quella attentamente programmata da Al-Magid, ma è un flusso spontaneo che è cominciato dopo la firma degli accordi di Oslo.
Tra 50000 e 60000 palestinesi, giordani ed egiziani, si sono ormai stabilizzati in Israele, prendendo residenza nelle comunità arabe-israeliane.** Alcuni di loro sono stati coinvolti in atti di terrorismo e di assassinio di ebrei israeliani. Questo fenomeno rappresenta l'attuazione attraverso la porta posteriore di quello che i palestinesi chiamano il "diritto di ritorno". Le forze di difesa israeliane chiamano questi infiltrati: residenti illegali.
Quando palestinesi con documenti giordani vengono presi in Israele le autorità giordane rifiutano di farli rientrare in Giordania. Se vengono trasferiti in Cisgiordania, semplicemente si reintrufolano in Israele. Se vengono trasferiti nella Striscia di Gaza, che è più recintata, questa possibilità di reinfiltrazione è più remota. Questo fenomeno è uno dei fallimenti più gravi che Israele ha dovuto subire ed è doppiamente grave se si considera la situazione dell'intifada armata. Israele deve affrontare questo fenomeno in un modo deciso, militare, ma forse dovrebbe cambiare anche la sua legislazione.

                           
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Questo è un articolo del più autorevole commentatore politico- militare del giornale che è la bibbia della sinistra israeliana.
Un commentatore che ha sostenuto gli accordi di Oslo, la pace con Arafat, che finalmente è giunto anche lui a capire che l'obbiettivo strategico degli arabi era ed è rimasto l'annientamento di Israele e la costruzione di una "democrazia islamica" al suo posto.
E' molto significativo che Schiff sottolinei l'uso strumentale delle accuse di razzismo verso Israele- che servono proprio allo scopo di ridurre le misure di difesa di Israele.

* e ciò è puntualmente avvenuto: quando lo stato di Israele, per contrastare questa strategia, ha introdotto una legge che rende non più automatica l’acquisizione della cittadinanza israeliana mediate matrimonio, si è immediatamente gridato – e non solo fra i palestinesi – al razzismo.
** un’altra fonte precisa che dagli accordi di Oslo all’inizio del 2001 si sono infiltrati in Gaza e Cisgiordania oltre 400.000 arabi, principalmente da Egitto e Giordania. Quando l’avevo letto mi ero chiesta: ma se sotto lo spietato tallone di ferro dell’infame occupante sionista si sta così maledettamente male, cosa diavolo ci sono venuti a fare? Poi ho letto quest’altro articolo e ho trovato la risposta.

barbara




permalink | inviato da il 23/1/2006 alle 2:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (41) | Versione per la stampa
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