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Diario


17 gennaio 2006

RICORDI DI SOMALIA 10

Il mercato

Innanzitutto un consiglio ai carnivori: non andate al mercato della carne: potreste diventare, nel giro di pochi secondi, i più feroci vegetariani della storia dell'umanità. Anche i mercati degli altri generi alimentari, se siete di animo sensibile e delicato, fareste meglio ad evitarli. Per tutti gli altri mercati, invece, se la quintessenza del caos non vi impressiona, non c'è problema.
Alla base di ogni acquisto, naturalmente, c'è la contrattazione: in Somalia -­ come in tanti altri posti, del resto -­ si contratta praticamente tutto: dal prezzo della carne a quello di una stoffa, dalla corsa in taxi alle medicine in farmacia, alla benzina, alle contravvenzioni. Contrattare è un'arte raffinatissima, che richiede conoscenze non superficiali di mercato, di psicologia, di diplomazia, nonché dosi spesso notevoli di pazienza. Se si conosce qualche parola somala, è utile usarla: i cooperanti italiani, per lo più, sembrano convinti di trovarsi ancora in una colonia italiana, e non paiono molto propensi a fare sforzi per imparare la lingua, né tanto meno per capire la mentalità e i costumi locali. Tanto più dunque, i somali si mostrano riconoscenti a quei pochi volenterosi. Può così accadere che un oggetto, che non sono disposti a cedere per cinquecento, e neanche per five hundred, siano poi dispostissimi a lasciarvelo per shan boqol (=500) scellini somali. Per qualche parola somala sono pronti a mollare tutta la mercanzia che hanno in mano e correre ad abbracciarvi, riempiendovi di complimenti, quanti non ne avete ricevuti in tutta la vostra vita.
La prima cosa da fare, quando chiedono il primo prezzo, è mostrarsi scandalizzati per l'enormità della cifra: ciò dimostra che avete il senso del valore del denaro, e vi procura l'immediata stima del venditore, che scenderà subito a più miti propositi. Se poi la cifra
richiesta è addirittura spropositata, la cosa migliore è mettersi a ridere. Accettare subito la prima richiesta sarebbe certamente più comodo, ma può anche essere estremamente offensivo per il venditore, che si sente, in un certo senso, imbrogliato.
I mercati più noti e pittoreschi sono quelli del Sinai e di Barxadda Yaasiin, ribattezzata dagli italiani "Piazza degli Orafi". In quest'ultimo le donne, sedute su bassi sgabelli, stendono per terra le loro merci, per lo più stoffe e profumi, sotto il portico che circonda la piazza. Ci passi e ripassi, decine di volte, e ti limiti a trovarlo pittoresco; ma poi arriva il momento in cui ci passi per l'ultima volta, prima della partenza, e ti sorprendi a pensare che forse non lo rivedrai mai più e allora ti accorgi che l'anima ti sta andando a brandelli. Ti riguardi, una per una, quelle facce sorridenti, speranzose, suadenti, quelle mani che sollevano le stoffe, in una muta offerta, quel turbinio di colori; aspiri avidamente tutti gli afrori del mercato africano, fatti di profumi, di essenze, di frutta marcia, di umanità faticante. Sarebbe ora di andare, su, siamo ragionevoli, adesso è ora di andare, e ti ritrovi a supplicare ­- chi? ­- come sulla soglia della ghigliottina:
"Ancora un momento, ti prego, solo un momento ..." Vedi una donna che ti fa grandi gesti con le braccia, e la riconosci: sì, è quella da cui una volta avevi dimenticato gli occhiali da sole. Eri tornata a cercarli il giorno dopo, giusto per avere la coscienza di averlo fatto, non certo per la speranza di ritrovarli. E lei ti vede arrivare, ti fa un gran sorriso, prende una grande borsa e ne tira fuori, sì, proprio i tuoi occhiali da sole. E rifiuta l'offerta di una mancia. "Ma costano tanti soldi ­- le spieghi tu, europea -­ e se non li trovavo dovevo ricomprarli". E lei ti guarda stupita: "Erano tuoi, li hai lasciati qui: perché non dovevi trovarli?” ti chiede con semplicità. Provi ad insistere, ma lei ti dice, con dolcezza, ma fermamente: "No, io vendo le stoffe, non ho fame". E tu non vorresti, davvero non vorresti fare una figura tanto idiota, in Somalia non piangono neanche i bambini, ma ormai non puoi più impedirtelo, stai già piangendo fra le sue braccia robuste che sanno di mamma. E di regina. E ogni volta che passi di lì, anche dopo un anno, si sbraccia per salutarti, anche se non le hai più comprato niente: come se avesse un debito di riconoscenza con te.
No, probabilmente non la rivedrai più, né lei, né quella con cui hai intrattenuto una lunga conversazione, un po’ in italiano, un po’ in inglese, un po’ in somalo, un po’ a gesti. Né l'omino con cui hai litigato per più di mezz'ora per strappargli il prezzo "giusto". Sicuramente non li rivedrai più. Ma è davvero un peccato così grave versare una lacrima su un mercato africano?

barbara


il mercato di Bondereeh


il mercato di via Roma




permalink | inviato da il 17/1/2006 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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