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Diario


3 gennaio 2006

ARABI E SIONISTI

Accordo fra il Re del Hijaz e Khadim al-Haramayn as-Sharifayn, l'Emiro Feisal Ibn al-Hussein al-Hashemi e il Presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale Dr. Chaim Weizmann (3 gennaio 1919)


3 gennaio 1919

Sua Altezza Reale l’Emiro Feisal, in nome e per conto del Regno Arabo di Hedjaz, e il Dr. Chaim Weizmann, in nome e per conto dell’Organizzazione Sionista, memori dell’affinità razziale e degli antichi legami esistenti fra gli Arabi ed il Popolo Ebraico, comprendendo che il modo più sicuro di portare a compimento le loro aspirazioni nazionali passa attraverso una strettissima collaborazione allo sviluppo dello Stato Arabo e della Palestina, ed essendo desiderosi di confermare ulteriormente la buona intesa che esiste fra loro, si sono accordati sui seguenti Articoli:


ARTICOLO I
La più cordiale buona volontà e comprensione regoleranno tutte le relazioni e gli impegni fra lo Stato Arabo e la Palestina, e a questo fine agenti arabi ed ebrei debitamente accreditati saranno posti e mantenuti nei rispettivi territori.

ARTICOLO II
Immediatamente dopo il completamento delle delibere della Conferenza di Pace, i confini definiti fra lo Stato Arabo e la Palestina saranno determinati da un’apposita Commissione, gradita ad ambo le parti.

ARTICOLO III
Nello stabilire la Costituzione e l’Amministrazione della Palestina si adotteranno tutte le misure possibili per garantire l’applicazione della Dichiarazione del Governo Britannico del 2 novembre 1917.

ARTICOLO IV
Si prenderanno tutte le misure per incoraggiare e stimolare l’immigrazione su larga scala degli Ebrei in Palestina e per insediare il più presto possibile gli immigranti ebrei sul territorio, mediante insediamenti contigui e coltivazione intensiva della terra. Nel prendere tali misure i diritti dei contadini e dei proprietari di tenute arabi saranno salvaguardati, ed essi saranno assistiti nel portare avanti il loro sviluppo economico.

ARTICOLO V
Nessun regolamento né legge proibirà o interferirà in alcun modo con il libero esercizio della religione; il libero esercizio e godimento della professione di fede e del culto saranno permessi per sempre. Nessuna prova di appartenenza confessionale sarà mai richiesta per l’esercizio dei diritti civili o politici.

ARTICOLO VI
I Luoghi Santi musulmani saranno sotto il controllo dei Musulmani.

ARTICOLO VII
L’Organizzazione Sionista propone di inviare in Palestina una Commissione di esperti, incaricati di compiere uno studio dettagliato delle possibilità economiche del paese, e di riferire circa gli strumenti più adeguati al suo sviluppo. L’Organizzazione Sionista metterà la sopra citata Commissione a disposizione dello Stato Arabo allo scopo di compiere uno studio dettagliato delle possibilità dello Stato Arabo, e di riferire circa gli strumenti più adeguati al suo sviluppo. L’Organizzazione Sionista farà ogni sforzo per assistere lo Stato Arabo, fornendogli i mezzi per sviluppare le sue risorse naturali e le sue possibilità economiche.

ARTICOLO VIII
Le parti convengono di agire dinnanzi al Congresso di Pace in completo accordo ed armonia su tutte le materie qui contenute.

ARTICOLO IX
Ogni materia di disputa che possa sorgere fra le parti contraenti sarà portata davanti al Governo Britannico per un arbitrato

Firmato a Londra, Inghilterra, il 3 gennaio 1919.

Chaim Weizmann
Feisal Ibn al-Hussein    


Lettera dell’Emiro Feisal a Felix Frankfurter, Presidente dell’Organizzazione Sionista d’America

DELEGATION HEDJAZIENNE
Parigi, 3 marzo 1919.

CARO SIGNOR FRANKFURTER,

voglio cogliere questa occasione del mio primo contatto con i Sionisti Americani per dirLe ciò che ho potuto spesso dire al Dr. Weizmann in Arabia e in Europa.
Noi sentiamo che Arabi ed Ebrei sono cugini come razza, che hanno subito oppressioni simili nelle mani di potenze più forti di loro, e che per una felice coincidenza sono stati capaci di muovere insieme il primo passo verso il conseguimento dei loro ideali nazionali.
Gli Arabi, specialmente quelli colti, guardano con la più profonda simpatia al movimento sionista. La nostra deputazione qui a Parigi è interamente a conoscenza delle proposte presentate ieri dall’Organizzazione Sionista alla Conferenza di Pace, e le consideriamo moderate e corrette. Per ciò che ci riguarda faremo del nostro meglio per sostenerle e vogliamo augurare agli Ebrei un sincerissimo bentornati a casa.
Con i capi del vostro movimento, specialmente con il Dr. Weizmann, abbiamo avuto e continuiamo ad avere le relazioni più strette. Egli ha dato molto aiuto alla nostra causa, e io spero che gli Arabi possano presto essere in condizione di ricompensare in qualche modo gli Ebrei della loro gentilezza. Stiamo lavorando insieme per un Medio Oriente riformato e revitalizzato, e i nostri due movimenti si completano l’un l’altro. Il movimento ebraico è nazionale e non imperialista. Il nostro movimento è nazionale e non imperialista, e in Siria c’è posto per entrambi. Davvero io penso che nessuno possa essere un vero successo senza l’altro.
Gente meno informata e responsabile dei nostri e dei vostri leader, ignorando la necessità di collaborazione fra Arabi e Sionisti, ha cercato di approfittare delle difficoltà locali che necessariamente devono sorgere in Palestina nelle fasi iniziali dei nostri movimenti. Alcuni di essi, temo, hanno presentato in cattiva luce i vostri fini ai contadini arabi, e i nostri fini ai contadini ebrei, con il risultato che le parti interessate hanno potuto sfruttare quelle che chiamano le nostre differenze.
Vorrei trasmetterLe la mia ferma convinzione che queste differenze non riguardano questioni di principio, ma dettagli che inevitabilmente si presentano in ogni contatto fra popoli vicini, risolvibili facilmente mediante una reciproca buona volontà. Sono certo che quasi tutti scompariranno quando una migliore reciproca conoscenza verrà raggiunta.
Sono impaziente, e il mio popolo lo è con me, di vedere un futuro in cui noi aiuteremo voi e voi aiuterete noi, cosicché i paesi a cui siamo mutuamente interessati possano di nuovo prendere il loro posto nella comunità dei popoli civili del mondo.
Sinceramente,

Suo Feisal


Risposta di Felix Frankufurter all’Emiro Feisal

5 marzo 1919.

ALTEZZA REALE,

a nome dell’Organizzazione Sionista, mi permetta di ringraziarLa per la Sua recente lettera, che abbiamo profondamente apprezzato. Quelli di noi che provengono dagli Stati Uniti sono hanno già apprezzato le amichevoli relazioni e l'attiva cooperazione che Lei ha instaurato coi leader sionisti, particolarmente il Dr. Weizmann. Sapevamo che non poteva essere altrimenti; noi sapevamo che le aspirazioni dei popoli arabo ed ebraico erano analoghe, che ciascuno aspirava ad ottenere la propria nazionalità nella propria patria, a dare il proprio specifico contributo alla civiltà, cercando entrambi di vivere in pace secondo le proprie consuetudini.
I leader Sionisti ed il popolo ebraico che essi rappresentano avevano guardato con soddisfazione al vigore spirituale del movimento arabo. Cercando essi stessi giustizia, erano ansiosi che i giusti obiettivi nazionali del popolo arabo fossero accolti dalla Conferenza di Pace.
Conoscendo il Suo operato e le Sue precedenti dichiarazioni, sapevamo che il movimento sionista, cioè gli obiettivi nazionali del popolo ebraico, godevano del Suo sostegno e di quello del popolo arabo a nome del quale Lei parla. Questi obiettivi, definiti dall’Organizzazione Sionista, sono ora dinnanzi alla Conferenza di Pace. Siamo davvero lieti che Lei consideri queste proposte "moderate e corrette" e del fatto di avere in Lei un convinto fautore della loro realizzazione.
Di fronte al popolo arabo e a quello ebraico vi sono difficoltà che potrebbero minare le capacità politiche sia dei leader arabi che di quelli ebrei. Riedificare due grandi civiltà che hanno sofferto oppressione e malgoverno per secoli non è un'impresa facile . Abbiamo entrambi le nostre difficoltà, e cercheremo di superarle da amici, amici che sono animati da propositi simili e che sperano in un libero e completo sviluppo per i due popoli vicini. Arabi ed Ebrei sono popoli confinanti, e non possiamo che vivere gli uni accanto agli altri, da amici.

Con grande rispetto,

Felix Frankfurter


Da un articolo dell'Emiro dei Bani Hashim e custode delle Sacre Moschee, Sharif al-Hussein Ibn Ali al-Husseini, che Allah ne abbia misericordia, pubblicato sul quotidiano di Mecca "al-Qiblah" il 23 marzo 1918

Le risorse del paese [Palestina Occidentale] sono terreno ancora vergine, e saranno sviluppate dai coloni ebrei. Uno dei segni caratteristici del nostro tempo è che sino a pochi anni orsono il palestinese migrava dal paese, e vagava per mari in ogni direzione. Il suolo natìo non riusciva a trattenerlo, sebbene fosse la terra in cui in suoi antenati avevano vissuto per mille anni. Oggi vediamo invece che gli Ebrei che provengono dall'estero si rifugiano in Palestina provenendo dalla Russia, dalla Germania, dall'Austria, dalla Spagna e dall'America. La causa di tutto ciò non può sfuggire a quanti sono dotati di perspicacia. Essi già sapevano che quella terra spettava ai suoi figli originari (abna'ihi al-asliyin) e, nonostante le divergenze fra loro, costituiva per essi tutti una sacra ed amata madrepatria. Il ritorno in patria degli esiliati (jaliya) rappresenterà una scuola sperimentale sul piano materiale e spirituale, a beneficio dei loro fratelli che sono con loro sui campi, nelle fattorie, nel commercio, ed in tutto ciò che concerne il lavoro e il sostentamento.

Poi la dinastia degli hashemiti è stata detronizzata da quella degli Ibn Saud, fedeli seguaci della corrente religiosa fondamentalista wahabita, il regno arabo di Hedjaz è diventato Arabia Saudita e tutto il resto, purtroppo, è storia nota.

barbara




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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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