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Diario


21 dicembre 2005

PER I BAMBINI

                         

17 maggio 2001

Spettabile Save the children,
mi rivolgo a voi perché, casualmente, mi sono imbattuta nel vostro indirizzo di posta elettronica. Mi rivolgo a voi con la speranza di poter avere risposta a una domanda angosciosa che riguarda i bambini palestinesi: quei bambini mandati al macello, sulle barricate, in mezzo agli scontri. Quei bambini sottoposti al lavaggio del cervello, ai quali vengono fatti vedere filmati che inneggiano al martirio. Quei bambini che a scuola hanno l'odio come materia di studio. Quei bambini che alla televisione vedono una mamma, una dolce mamma che fa un appello per la Festa della Mamma: "Vogliamo avere tanti figli martiri. Il più bel regalo che una mamma palestinese possa desiderare è di avere un figlio martire in paradiso". La mia domanda è: si fa qualcosa per questi bambini? Voi, come organizzazione, fate qualcosa? Fra tutte le organizzazioni nazionali e internazionali che si occupano di bambini ce n'è qualcuna che faccia qualcosa?
Nella speranza di una risposta, vi saluto cordialmente
Barbara Mella



21 maggio 2001

Cara Sig.ra Mella,
Save the Children è presente e impegnata in Palestina dal 1949 e nella striscia di Gaza dal 1978 con programmi di assistenza a bambini e famiglie. Abbiamo risposto immediatamente ai bisogni dei bambini della regione, le cui vite sono peggiorate notevolmente negli ultimi mesi.
Il personale di Save the Children che lavora sul campo in Palestina ha acquistato kit di soccorso per ospedali a Nablus, Ramallah, Gerusalemme, Hebron e Gaza dove i combattimenti sono stati più intensi. Save the Children, in collaborazieone con il Ministero della Salute della Palestina, la Croce Rossa Internazionale e UNSCO (il coordinamento speciale delle Nazioni Unite per i territori occupati) ha rifornito gli ospedali con filo da sutura, plasma ed attrezzature mediche per assistere bambini ed adulti feriti durante gli scontri.
Negli ultimi quattro mesi del 2000 Save the Children ha portato avanti operazioni di pronto soccorso in collaborazione con la Croce Rossa Palestinese e ha contribuito a riaprire numerose scuole al fine di offrire un rifugio sicuro dalla violenza e dove i bambini possono esprimersi creativamente. Cibo e aiuto di tipo sanitario è stato fornito ai bambini e alle loro famiglie.
Save the Children, in collaborazione con l'organizzazione umanitaria Defence Children International segue un programma di supporto per bambini traumatizzati offrendo loro assistenza psicologica.
Tra le varie iniziative è stata lanciata una campagna televisiva finalizzata ad aiutare i genitori ad identificare e superare i problemi comportamentali dei loro bambini che hanno subito traumi legati alla guerra.
Nella primavera dello scorso anno, inoltre, Save the Children Inghilterra ha messo a punto un progetto per mettere in comunicazione diretta i bambini palestinesi di un campo profughi in Libano con i bambini di tutto il mondo. E' stato creato all'interno del sito internet dell'associazione uno spazio che consente di conoscere direttamente, attraverso numerose fotografie, i bambini del campo di Ein Hilweh in Libano. I bambini si presentano, raccontano la loro storia e mostrano le loro case. Attraverso semplici giochi i bambini che li vogliono conoscere entreranno nelle loro stanza e conosceranno la storia di questo popolo.
Tutte le 30 organizzazioni dell'Alleanza Internazionale di Save the Children hanno condannato all'unanimità l'eccessivo uso della violenza indiscriminata in Israele e Palestina che si è particolarmente inasprita dal novembre dello scorso anno, soprattutto quando questa è rivolta contro i bambini. Save the Children ha rivolto un appello affinchè questa violenza cessi immediatamente.
Save the Children supporta la Risoluzioni delle Nazioni Unite e ha richiesto un'indagine internazionale affinchè i principi della Quarta Convenzione di Ginevra e la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini possano essere rispettata da tutte le parti coinvolte.
Save the Children ha stipulato partnership a tutti i livelli, dalle scuole ai ministeri, per assistere e andare incontro alle esigenze e ai bisogni dei bambini, famiglie e comunità, concentrando la sua attività in tre principali aree designate per assistere la popolazione palestinese: salute, educazione e opportunità economiche.
Oggi Save the Children è la maggiore organizzazione non governativa operante nell'area e solo lo scorso anno hanno beneficiato dei suoi programmi 150.000 persone.
Save the Children sta intensificando i suoi sforzi e il suo impegno a favore di chi, soprattutto bambini, è stato vittima di violenze.
Per maggiori informazioni, potete consultare il nostro sito www.savehtechildren.it
Cordiali saluti,
Save the Children Italia



21 maggio 2001

Spettabile Save the children,
vi ringrazio per la vostra sollecita e cortese risposta, e mi congratulo con voi per l'ampiezza e la profondità dei vostri interventi. Manca tuttavia, e mi scuso per l'insistenza, un punto, che a mio avviso è fondamentale: il sistematico lavaggio del cervello che subiscono i bambini palestinesi. Non ho il minimo dubbio che questo non accada ai bambini affidati alle cure del vostro personale, ma tutti gli altri? I vostri operatori che agiscono sul campo sicuramente vedranno la televisione palestinese, vedranno i filmati che vengono presentati ai bambini, come quello in cui il piccolo Mohammed al Dura li sollecita a raggiungerlo nel paradiso pieno di giocattoli in cui si trova, e suggerisce il martirio come via più breve per arrivarci, o quello in cui una mamma chiede un figlio martire come regalo per la festa della mamma: io, come donna, come educatrice, ma soprattutto come essere umano, sono letteralmente sconvolta da queste cose. Non per voler minimizzare, ma da una ferita d'arma da fuoco si può guarire, con una mutilazione si può imparare a convivere, ma chi guarirà quei bambini dal lavaggio del cervello, dall'istigazione all'odio, dall'insegnamento a uccidere?
Immagino che non sia facile per nessuno, in un clima di dittatura e di corruzione (ho vissuto anch'io in un simile regime, e so di che cosa parlo), in cui nessun dissenso è ammesso, inserirsi nel contesto e portare una voce contrastante, ma desidererei sapere se almeno si sta tentando di fare qualcosa.
Ringraziandovi sentitamente per l'attenzione, saluto cordialmente
Barbara Mella

                                        

22 maggio 2001

Gentile Sig.ra Barbara,
Ribadiamo quanto già descritto in precedenza. Nel caso volesse avere maggiori informazioni o commenti, La invitiamo a qualificarsi e a fornirci dei Suoi recapiti telefonici in modo da farLa contattare da un nostro addetto.
Cordiali saluti,
Save the Children Italia



Mi sono “qualificata”. Ho dato il mio indirizzo postale e il mio numero di telefono. Ho dato l’indirizzo postale e il numero di telefono della scuola in cui insegno e mi sono messa ad aspettare di essere contattata da un loro addetto per maggiori informazioni o commenti. Sono passati 55 mesi. Sto aspettando.






barbara




permalink | inviato da il 21/12/2005 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (44) | Versione per la stampa
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