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Diario


19 dicembre 2005

IL VERO OBIETTIVO DEI PALESTINESI

Le negoziazioni in Medio Oriente avvengono così. I palestinesi offrono agli israeliani "merce morbida" (software), etichettata sotto il termine generico "pace", in cambio di "merce dura" (hardware), consistente in terra, armi e soldi. I palestinesi incassano subito l'hardware israeliano, ma il software "pace" diventa addirittura volatile, perché agli israeliani non arriva niente. Segue allora un periodo di inevitabili contrasti, lotte, rabbie, sofferenze che spingono gli israeliani a desiderare ancora di più il software "pace" che si trova in mano alla controparte. Al momento opportuno i palestinesi tirano fuori solo una parte della merce che avrebbero dovuto consegnare subito e la rioffrono agli israeliani a un prezzo maggiorato. A questo punto intervengono gli americani che costringono gli israeliani a convincersi che si tratta di un buon affare.
Fuor di metafora, a Oslo i palestinesi offrivano, almeno a parole, un accordo di PACE in cambio di AUTONOMIA sui territori da loro gestiti (non si parlava di Stato palestinese negli accordi di Oslo). Adesso i palestinesi offrono soltanto una HUDNA (tregua d'armi) in cambio di uno STATO PALESTINESE. Un affare eccezionale, dicono gli americani, che si offrono come mediatori e garanti.
Qui di seguito riportiamo una serie di affermazioni di leader palestinesi contenute in un articolo di Itamar Marcus comparso su Palestinian Media Watch diversi mesi fa, ma sempre attuale. (Marcello Cicchese)

1. Faisal Husseini, rappresentante dell’Autorità Palestinese per gli Affari di Gerusalemme: “Gli accordi di Oslo sono un cavallo di Troia”.
”Se gli Stati Uniti ed Israele avessero compreso, prima di Oslo, che tutto quello che rimaneva del movimento nazionale palestinese e del movimento panarabo era un cavallo di legno chiamato Arafat o OLP, non avrebbero mai aperto le porte e non l’avrebbero mai lasciato entrare nelle loro mura”.
”Questo sforzo [l’Intifada] avrebbe potuto essere molto migliore, molto più vasto e significativo, se solo ci fossimo resi conto che gli accordi di Oslo, o qualsiasi altro accordo, sono solo una procedura temporanea o un passo verso qualcosa di maggiore. Distinguiamo gli obiettivi strategici e a lungo termine, da quelli politici temporanei, che siamo costretti ad accettare per adesso a causa della pressione internazionale. [La Palestina] secondo una strategia più alta [va] “dal fiume al mare”. La Palestina nella sua totalità è una terra araba, la terra della nazione araba”.
(Al-Arabi - Egitto, 24 giugno 2001).

2. Abd El Aziz Shahian, Ministro delle Risorse dell’Autorità Palestinese: “Oslo è solo il primo passo verso la distruzione di Israele”.
”Il popolo palestinese ha accettato gli accordi di Oslo come un primo passo - e non come una soluzione permanente - basato sulla premessa che la guerra e la lotta sul posto è più efficace di una lotta da un paese distante [es: la Tunisia, dove l’OLP era stanziata prima di Oslo]. Il popolo palestinese continuerà la rivoluzione fino a che raggiungerà gli obiettivi della rivoluzione del ‘65 [Per “Rivoluzione del ‘65” l’autore intende la creazione dell’OLP e la pubblicazione della costituzione palestinese, che invoca la distruzione di Israele attraverso la lotta armata].
(Al Ayvam, 30 maggio 2000)

3. Othman Abu Arbiah, deputato di Arafat: “Lo stato palestinese è solo la prima tappa”.
"... in questa tappa introdurremo [lo Stato palestinese] nella lotta per raggiungere gli obiettivi di ciascuna tappa [del piano]. L’obiettivo di questa tappa è la fondazione dello Stato Palestinese indipendente, con capitale Gerusalemme. Quando avremo raggiunto questo obiettivo, sarà un [fatto] positivo ed avanzeremo verso la tappa seguente con altri metodi e mezzi. Tutti i palestinesi devono sapere chiaramente ed inequivocabilmente che lo Stato Palestinese indipendente, con capitale Gerusalemme, non è la fine della strada. La [nascita] dello Stato Palestinese è una tappa dopo la quale ve ne sarà un’altra, e cioè [l’estensione] dello Stato democratico in tutta la Palestina (cioè al posto di Israele)”
(Al-Hayat Al-Jadida, 25 novembre 1999)

4. Sceicco Yousuf Abu Sneina, predicatore della Moschea di Al-Aqza: “Tutto Israele è Palestina per sempre”.
”La terra islamica di Palestina è una e non può essere divisa. Non c’è differenza fra Haifa e Nablus, fra Lod e Ramallah, fra Gerusalemme e Nazareth, fra Gaza e Ashkelon. La terra di Palestina è Waqf [patrimonio religioso islamico, N.d.R.] ed appartiene ai musulmani di tutto il mondo e nessuno ha il diritto di agire liberamente né di esercitare il diritto di fare concessioni o di abbandonarla. Chiunque lo fa, tradisce una [convinzione] e non è altro che un criminale deprecabile la cui dimora è l’Inferno!”
(PATV [la televisione palestinese], 8 settembre 2000).

5. Abdullah Al-Hourani, presidente del Comitato Politico del Consiglio Nazionale Palestinese: “Il conflitto rimane eterno. Tutto Israele è Palestina”.
Intervistatore: “Come vede il futuro del processo di pace?”
Al-Hourani: “Che si ritorni o meno ai negoziati, e che si adempiano gli accordi o meno, il piano politico è un accordo provvisorio ed il conflitto sarà eterno, non si fermerà, e gli accordi di cui si parla riguardano l’attuale equilibrio delle forze. Quanto alla lotta, continuerà. Potrà a volte sospendersi, ma in ultima analisi, la Palestina è nostra dal mare [Mediterraneo] al fiume [Giordano]”.
(Al Hayat Al Jadida, 14 aprile 2000).

6. Imad Alfalugi, Ministro delle Comunicazioni dell’Autorità Palestinese: “Lo Stato occupante di Israele cesserà di esistere”.
”La nostra gente spera che in futuro lo Stato occupante cessi di esistere, non importa [quanto grande] sia la sua potenza e la sua arroganza”
(Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 1999).


7. Salim Alo’adia, Abu Salam, supervisore degli Affari Politici: “L’obiettivo non è cambiato: la liberazione della Palestina”.
”Quando abbiamo preso i fucili nel ‘65 ed è iniziata la Rivoluzione Palestinese moderna, c’era un obiettivo. Quell’obiettivo non è cambiato ed è la liberazione della Palestina”.
(Al-Hayat Al-Jadida, 20 gennaio 2000).

8. Sceicco Ikrima Sabri, eletto dall’Autorità Palestinese come Mufti di Gerusalemme e di Palestina: “Non ci siamo dimenticati di Giaffa e di Acri”.
”Stiamo discutendo gli affari attuali e quando parliamo di Gerusalemme non vuol dire che ci siamo dimenticati di Hebron, di Giaffa o di Acri. Stiamo parlando dei problemi attuali che hanno la priorità in un certo periodo. Non significa che abbiamo rinunciato. Abbiamo annunciato diverse volte che da un punto di vista religioso la Palestina, dal mare al fiume, è islamica”. [Nota: Giaffa ed Acri sono città israeliane. “Dal fiume al mare” vuol dire tutto Israele].
(PATV, 11 gennaio 2001).

9. Dott. Ahmed Yousuf Abu Halbiah, leader religioso dell’Autorità Palestinese, membro del Consiglio Governativo della Sharia Palestinese (legge religiosa islamica), e rettore di Studi Avanzati dell’Università Islamica: “Tutti gli accordi sono temporanei”.
”Noi, la nazione di Palestina, il nostro fato dettato da Allah è quello di essere l’avanguardia della guerra contro gli ebrei, fino alla risurrezione dei morti, come ha detto il profeta Maometto: La risurrezione dei morti non avverrà se non dopo che avrete combattuto contro gli ebrei e li avrete uccisi. [..] Noi, i palestinesi, costituiamo l’avanguardia in questa storia, in questa battaglia, che lo vogliamo o no. Tutti gli accordi conclusi sono provvisori”.
(PATV, 28 luglio 2000).

10. Dott. Muhammad Ibrahim Madi, capo religioso dell’Autorità Palestinese: “Entreremo a Giaffa, Ramle e Lod e in tutta la Palestina, come conquistatori”.
”Siamo convinti e crediamo che Allah ci aiuterà a trionfare. E' nostra ferma fiducia che un giorno entreremo a Gerusalemme come conquistatori, entreremo a Giaffa come conquistatori, a Ramle e Lod e in tutta la Palestina, come conquistatori” (Giaffa, Ramle e Lod sono città israeliane, n.d.r.). “Se Egli [Allah] chiedesse loro [ai leader arabi] nel Giorno del Giudizio: ‘La maggior parte della Palestina è stata perduta nel ‘48, e voi che avete fatto? E il resto [della Palestina] è stato perduto nel ‘67, ed ancora subite una sconfitta?’ Che risponderemo al nostro Signore?” “La Palestina sarà il cimitero degli invasori proprio come lo è stato per i Tartari, i Crociati e i colonialisti moderni. La Tradizione ci riferisce che l’amato di Allah [Maometto] ha detto: Gli ebrei lotteranno contro di voi, ma voi signoreggerete su di loro”.
(PATV, 12 aprile 2002).

11.Dott. Muhammad Ibrahim Madi, capo religioso dell’Autorità Palestinese: “Li faremo saltare in aria ad Hadera, li faremo saltare in aria a Tel Aviv”.
”Li faremo saltare in aria ad Hadera, li faremo saltare in aria a Tel Aviv e a Netanya. Combatteremo contro di loro e domineremo su di loro finché gli ebrei si nasconderanno dietro gli alberi e le rocce, e gli alberi e le rocce diranno: ‘Musulmani! Servi di Allah, c’è un ebreo dietro me, uccidetelo’. Così entreremo a Gerusalemme come conquistatori, a Giaffa come conquistatori, ad Haifa come conquistatori e ad Ashkelon come conquistatori”.
(PATV, 3 agosto 2001).

12. Dott. Ahmed Yousuf Abu Halbiah, capo religioso dell’Autorità Palestinese: “Non dimenticheremo Haifa, Acri, Giaffa, il triangolo della Galilea e il Neghev”.
”Anche se sono stati firmati degli accordi di Gaza e della Cisgiordania, non dimenticheremo Haifa, Acre, Giaffa, il triangolo della Galilea e il Neghev [sono tutte regioni o città israeliane]. È solo una questione di tempo”.
( PATV, 13 ottobre 2000)

13.Dott. Muhammad Ibraim Madi, capo religioso dell’AP: “La Palestina ritornerà come in passato. Israele passerà”.
”Chi è responsabile della perdita della Palestina, il buon paese che i passi del prezioso Corano benedicono molte volte, e [di] averlo a torto chiamato Israele? Chi è responsabile per la perdita di Gerusalemme? Il Profeta [Maometto] ci incita con molti Hadit a far ritornare la Palestina come ai giorni antichi. Dobbiamo preparare il terreno per l’esercito di Allah che si avvicina, come dice la profezia divina. Piacendo ad Allah, questo Stato oppressivo passerà, Israele passerà.
(PATV, 8 giugno 2001).

Conclusioni
Quello che si evince chiaramente dai palestinesi è che il loro obiettivo di distruggere Israele non è mai stato abbandonato. Certamente, i messaggi provenienti dai leader israeliani e palestinesi ai rispettivi popoli sono in diretta contrapposizione l’uno all’altro.
I leader israeliani dicono:
Gli accordi permanenti di stato saranno dolorosi, ma li accetteremo perché significheranno la fine del conflitto con i palestinesi e con il mondo arabo in generale.
I leader palestinesi dicono:
Gli accordi permanenti di stato saranno dolorosi, ma li accetteremo perché non porranno fine al conflitto, ma saranno solo una tappa che condurrà alla distruzione di Israele.
(tratto da PMW Special Report, n.31 - trad. www.ilvangelo.org)

barbara




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