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Diario


27 novembre 2005

GERUSALEMME: A CHI?

«Dossier su Gerusalemme imbarazza l’Europa» titola a tutta pagina il Corriere della Sera. L’imbarazzo nasce da un «rapporto britannico durissimo su Israele», accusato di voler annettere Gerusalemme est, destinata a diventare la capitale del futuro stato palestinese. Il che, ovviamente, è cosa scandalosissima. Per aiutare gli amici che mi seguono a riflettere meglio, voglio proporre loro un interessante articolo di tre anni fa.

Dividere Gerusalemme significherebbe portare i terroristi di Hamas, Jihad Islamica, Forza 17 e Tanzim dentro la parte della città controllata dagli arabi. È quanto ha denunciato sabato scorso un gruppo di personalità arabe di Gerusalemme. I membri del gruppo guidati da Zuheir Hamdan, un mukhtar (capovillaggio) del quartiere Sur Baher, si sono incontrati durante il fine settimana per esaminare la proposta rilanciata nella nuova piattaforma programmatica del partito laburista, secondo la quale Gerusalemme dovrebbe essere ridivisa.
Riprendendo le proposte avanzate a suo tempo dall'allora primo ministro israeliano Ehud Barak al fallito vertice di Camp David del luglio 2000, il programma elettorale dei laburisti afferma che, nel quadro di un accordo di pace, i quartieri arabi di Gerusalemme passerebbero sotto governo palestinese, mentre i quartieri ebraici resterebbero sotto governo israeliano. Secondo il programma laburista il Monte del Tempio, nel cuore della parte vecchia della città, passerebbe sotto amministrazione congiunta o sotto un'altra forma di amministrazione concordata fra le parti.
"E' curioso vedere come molti israeliani non hanno imparato niente dai fatti degli ultimi due anni - afferma Hamdan - Un ritiro israeliano [da Gerusalemme est] farebbe arrivare i miliziani di Fatah, Hamas, Jihad Islamica e del Fronte Popolare fino alla Porta di Damasco, al Monte Scopus e al Monte degli Ulivi. Trasformerebbero Gerusalemme in un'altra Gaza". Hamdan, che durante il governo Barak aveva capeggiato una campagna contro la divisione di Gerusalemme e che sostiene di non essere affiliato ad alcuna forza politica, dice di voler lanciare adesso un'azione simile "per spiegare i pericoli che comporta far entrare a Gerusalemme l'Autorità Palestinese". Dopo essersi consultato con diverse comunità e vari capi clan nei quartieri arabi della città, Hamdan ha convocato una riunione per sabato 21 dicembre cui hanno partecipato circa cinquanta persone. "Nessuno vuole tornare alla situazione pre-1967 - spiega Hamdan - Se i laburisti israeliani vogliono ritirarsi da tutti i luoghi dove ci sono degli arabi, allora perché non lasciare anche Nazareth, il Negev e il 'Triangolo' dove vivono centinaia di migliaia di arabi israeliani? L'ideologia laburista - continua l'esponente di Gerusalemme est - è razzista perché di fatto dice agli elettori israeliani: sbarazziamoci degli arabi".
Hamdan, seriamente ferito l'anno scorso in un attentato a colpi d'arma da fuoco dopo che aveva criticato Arafat e l'Autorità Palestinese con una serie di interviste alla stampa locale e internazionale, nega che i 200mila arabi di Gerusalemme vogliano restare sotto sovranità israeliana soltanto per conservare i diritti previdenziali, sanitari, scolastici ecc. "Gli arabi a Gerusalemme pagano le tasse come ogni altro cittadino d'Israele - dice - e per questo hanno questi diritti. Nessuno ci fa dei favori dandoci sussidi di disoccupazione: sono soldi nostri. E poi la questione non è solo economica. Sono convinto che la maggioranza di noi non ha nessuna fiducia nel governo corrotto e tirannico di Arafat. Guardiamo cosa ha fatto in Giordania, in Libano e ora in Cisgiordania e nella striscia di Gaza: ha procurato un disastro dopo l'altro alla sua stessa gente".
Un altro mukhtar impegnato nell'iniziativa contro la divisione di Gerusalemme dice che lui e i suoi compagni intendono organizzare una serie di incontri con funzionari e politici israeliani per spiegare il punto di vista degli arabi della città. "Manderemo anche dei messaggi al presidente degli Stati Uniti George Bush, al segretario generale dell'Onu Kofi Annan, al presidente egiziano Hosni Mubarak e a re Abdallah di Giordania - aggiunge il mukhtar - per dire loro che Gerusalemme e la moschea di Al Aqsa non appartengono ad Arafat. Vogliamo dire loro che si dovrebbe indire un referendum tra gli arabi di Gerusalemme affinché possiamo decidere del nostro futuro. Non intendiamo accettare di essere condotti come pecore al macello".
(israele.net, 22.12.02)

”Condotti come pecore al macello”: questo rappresenterebbe, per gli arabi di Gerusalemme, passare sotto l’Autorità Palestinese. Per completare il quadro riporto anche le ultime due battute di un’intervista a uno sceicco arabo israeliano.

Israel heute - Lei è israeliano e palestinese. Non vorrebbe vivere nei territori dell'Autonomia Palestinese?
Sceicco - Io ho aperto gli occhi nello Stato d'Israele, quindi sono israeliano. In Israele abbiamo una vita buona. Israele è l'unico paese che ti dà soldi dal giorno in cui nasci al giorno in cui muori. Israele è il mio paese, come posso tradire il mio paese? Quando recentemente mi trovavo a *** per assistere mia cugina che ha avuto un trapianto di fegato, ho incontrato un medico siriano. Lui mi ha chiesto subito chi avrebbe pagato un'operazione così cara, che costava 250.000 dollari. La cassa malattia israeliana, ho risposto. Non mi voleva credere! Questo è Israele! Si sta male allora qui? Mi vieta forse Israele di essere arabo e musulmano? No!
Israel heute - Pensa come lei la maggioranza degli abitanti del suo paese?
Sceicco - Non la maggioranza, ma il 100%! Tutti vogliono restare israeliani.
(marzo 2003)

E chissà come mai gli amanti del popolo palestinese, della causa palestinese, dei diritti dei palestinesi, di questi palestinesi non si occupano mai.

barbara


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