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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 novembre 2005

RICORDI DI SOMALIA 4

La boyessa

Forse non è esagerato affermare che la boyessa, per chi va in Somalia, è la cosa più importante. Una buona boyessa è in grado di accendere il sorriso nel pessimista più incallito; una cattiva può spegnerlo in San Francesco. Questo strano termine, aborrito da chi arriva e nostalgicamente amato e rimpianto da chi parte, è il femminile di boy, e indica la domestica. E’ probabile che le brave boyesse siano più numerose delle cattive, ma di quelle non si parla mai: la gente perbene, si sa, non ha storia. E non fa neanche colore locale. Dunque, è solo delle altre che si narra. Di quelle, ad esempio, come Olumo. Arriva il solito mediatore, e te la presenta dicendo: "Ecco la tua cuoca, la tua donna delle pulizie, la guardiana della tua casa, della tua salute, del tuo benessere". E la buona Olumo esordisce chiedendoti come si fa il minestrone, continua chiedendoti lumi su come si cucina una bistecca, prosegue pregandoti di mostrarle come si fa il caffè. Sa come si cucinano gli spaghetti, ma ignora che ci voglia il sale. Infine se ne va, dimenticando di chiudere la porta. La sera scoprirai che ti ha anche buttato via delle preziosissime medicine, introvabili in Somalia, e dopo un paio di giorni trascorsi nel bagno, capirai che si beve la tua acqua minerale, riempiendo poi la bottiglia al rubinetto. Può anche accadere che all'una, quando rientri, nello stomaco nient'altro che una frettolosa colazione consumata prima delle sette, non trovi niente da mangiare: quello che le avevi chiesto, al mercato non c'era, e lei non ha pensato a sostituirlo con qualcos'altro. Ti dispiace mandarla via, ha una faccia tanto simpatica, ma proprio non hai scelta. Dopo lunghe ricerche, trovi Makai. Fortunatamente, sa cucinare: infatti, quando le chiedi minestrone, si illumina, sorride e dice: "Sì, io conosco". E ti prepara spaghetti al pomodoro. Ma almeno il sale c'è. In
compenso non ha stirato: cucinare gli spaghetti, ti spiega, porta via molto tempo, e quindi non ha potuto fare tutto. Osservandola con attenzione ­ e con sovrumana pazienza ­ imparerai che è possibile riuscire a lavare due piatti, tre posate, una pentola e una padella in 47 minuti netti; altri 35 minuti occorrono per asciugare, e 18 per riporre. Il giorno dopo le chiedi di fare gnocchi, per vedere se, in caso di necessità, è in grado di affrettarsi un po'. Quando arrivi a casa, gli gnocchi sono pronti, e anche buoni. Però non ha lavato, non ha stirato, non ha lavato i pavimenti, non ha neppure preso in mano una scopa. "Io ho cucinato!” risponderà indignata alla tua richiesta di spiegazioni. Ma potrebbe anche capitarti Zeinab. Che è brava, anzi bravissima. Cucina in modo superbo, lavora velocemente, parla anche un discreto italiano. Qual è il problema? Che non c'è mai. La vedi girare per tutte le altre case. La vedi vagabondare per i campi. O non la vedi affatto. Torni a casa stanco e affamato, e lei sta cominciando allora a preparare il pranzo. Le chiedi spiegazioni, e lei comincia: "Sì, adesso ti spiego. Sai cosa? ... No, te lo dico un'altra volta". E si fa una gran risata. Oppure ti spiega che è andata a cercarti un uovo. Dalle dieci all'una? Sì, dalle dieci all'una. E giù a ridere. Le buone boyesse invece diventano spesso le vere padrone della casa. Così può accadere che, incontrando qualche amico dei loro padroni, dicano: "E’ tanto che non vieni a mangiare da noi: perché non vieni domani? Abbiamo le verdure in agro-dolce".
Talvolta accade che le boyesse siano trattate molto male dai padroni bianchi. Dire come schiave sarebbe forse eccessivo. Ma neanche poi tanto. Ci sono poi le boyesse giovani e carine, non ancora sformate da troppe gravidanze. Magari hanno una numerosa famiglia da mantenere col loro magro stipendio. Un'offerta di supplemento non possono permettersi di rifiutarla. E non sono pochi i giovin signori -­ neanche poi tanto giovani -­ che non esitano ad approfittare della situazione. Piacerebbe poter concludere dicendo: "Ma questa è un'altra storia". Ma non è così: la storia, purtroppo, è sempre la stessa.

barbara



Incontri ravvicinati di un tipo piuttosto pericoloso




permalink | inviato da il 24/11/2005 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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