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Diario


15 novembre 2005

BENTORNATO, SERGIO ROMANO!

Sergio Romano ha deciso di dire la sua sulla manifestazione a sostegno di Israele e, come al solito, non ha mancato di fare pipì fuori dal vaso. Nel rispondere a due lettere sul tema della manifestazione esordisce dicendo:
Cercherò di rispondere a entrambe dicendo anzitutto perché questa fiaccolata contro l'Iran non mi abbia convinto
Presentandoci, tanto per cominciare, un bell’errore di sintassi.
Non credo che Israele sia in pericolo.
Giusto. Ci sono solo poco più di una ventina di stati, per un totale di meno di un miliardo e mezzo di persone, che lo vogliono distruggere: perché mai dovremmo pensare che sia in pericolo? Se poi Romano non lo crede, scusate, ma cosa insistete a fare?
Il Paese sa badare a se stesso,
bella frase!
ha buoni alleati,
vero: l’Onu, l’Unione Europea, le sinistre al gran completo, i sindacati, un sacco di giornali, i diliberti, diversi ambasciatori in giro per il mondo, qualche presidente della Croce Rossa internazionale ...
è sostenuto da una larga parte della comunità internazionale,
come si può verificare quotidianamente sfogliando i giornali ...
è stato recentemente liberato da un potenziale nemico (l'Iraq)
è vero: l’Iraq era un nemico potenziale. Se non avessero tirato giù Saddam, chissà, magari un giorno gli sarebbe anche potuto venire in mente di mettersi a finanziare il terrorismo palestinese. Magari qualcuno gli avrebbe suggerito l’idea di ospitare Abu Nidal. O addirittura, il cielo non voglia, suggerirgli di attaccare a sparare missili sulle città israeliane. Meno male che lo hanno fermato prima che gli venissero di queste pazze idee!
e possiede un arsenale nucleare, come ha riconosciuto il suo ambasciatore a Roma in una recente intervista a Emanuele Novazio ( La Stampa del 7 novembre), di cui può servirsi, all' occorrenza, anche contro l'Iran.
Infatti lo sappiamo tutti che Israele è lì che muore dalla voglia di incontrare un’«occorrenza» per sparpagliare in giro per il mondo il suo arsenale militare!
L'indignazione organizzata,
ecco, bravo, precisiamolo: che a qualcuno non venga l’idea che noi siamo anche capaci di indignarci da soli per conto nostro
[...] Le infuocate dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad rispondono probabilmente a una strategia domestica del presidente iraniano
probabilmente sì, dato che nessun dirigente iraniano si è mai sognato di voler distruggere Israele
iniettare nel regime una dose massiccia di radicalismo per far dimenticare le promesse populiste fatte durante la campagna elettorale e togliere di mezzo le «colombe» pragmatiche che ancora esistono nel regime.
Cioè Rafsanjani, per dirne uno, che è indubitabilmente un pragmatico, è una colomba? E queste sì che sono notizie!
È la tattica perseguita da tutti i giacobini, laici o religiosi, da Robespierre e Saint Just in poi.
Robespierre era un estremista e un assassino, ma non lottava per conservare la poltrona
La manifestazione gli ha permesso di far leva sul nazionalismo della società iraniana, un sentimento condiviso anche dai giovani che non hanno votato
Lui lo sa. Lui ha parlato con loro. Lui possiede la verità
[...] Abbiamo assistito insomma negli scorsi giorni a due giacobinismi contrapposti: quello di Ahmadinejad e quello di Giuliano Ferrara.
Cioè Giuliano Ferrara è uguale ad Ahmadinejad? Tesi davvero interessante ...
[...]Tutti conosciamo le origini di quello Stato.
Beh, io le conosco. Non ci metterei però la mano sul fuoco che le conosca, o le ricordi, anche il signor Romano.
Tutti sappiamo quale debito l'Europa abbia contratto con l'ebraismo. Vi sono due fattori, tuttavia, di cui è opportuno tenere conto. In primo luogo gli arabi e i musulmani non hanno lo stesso debito.
E chissà chi sarà stato ad arabizzare e islamizzare la città di Hebron sgozzandone gli ebrei che vi risiedevano fin dai tempi della Bibbia. Chissà chi c’era a formare le brigate islamiche che combattevano al fianco di quelle naziste. Chissà chi sarà stato quel sosia non arabo e non musulmano del gran mufti di Gerusalemme, strettissimo alleato di Hitler, che era andato anche ad Auschwitz per imparare come si fa a sterminare gli ebrei in massa. Chissà ...
In secondo luogo Israele è uno Stato. Ha i suoi interessi nazionali, la sua strategia, le sue politiche. Vi sono circostanze in cui questi interessi e queste politiche coincidono con quelli dei Paesi europei. Ma possono darsi altre circostanze in cui gli interessi di Israele non sono i nostri o non sono considerati tali da tutti i nostri cittadini.
Quindi se l’interesse di Israele alla propria sopravvivenza non coincide col nostro interesse a leccare il culo ai signori del petrolio, ebbene, signori, Israele si fotta.
Sono questioni opinabili, naturalmente, su cui è lecito avere posizioni diverse.
Grazie, Romano. L’ho sempre saputo che lei, in fondo, è un buono.
Ma chi dice di volere valutare le ragioni degli assenti, sembra sottoporre il dissenso a una sorta di esame politico-morale. E questo non mi sembra giusto.
Perché solo Sergio Romano ha il diritto di valutare il nostro dissenso da lui. Cerchiamo di non dimenticarlo, per favore.

barbara




permalink | inviato da il 15/11/2005 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa
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